Una scienza senza test animali è possibile? Tre domande al Dott. Cagno

Sul tema della sperimentazione animale, che in queste settimane ci vede impegnati in un acceso dibattito pubblico, abbiamo rivolto tre domande al Dott. Stefano Cagno, medico e psichiatra.

 
  • Chiedere una scienza diversa che non sia basata sui modelli animali, quali conseguenze ha? Chi ne potrebbe beneficiare?

La conseguenza principale è quella di poter sfruttare al meglio le grandissime potenzialità che oggi la tecnologia ci offre. Se però si vuole veramente, e non solo a parole, seguire questa nuova strada, bisogna essere disposti a investire economicamente nell’implementazione dei metodi sostitutivi la sperimentazione animale. Ciò vuole dire concretamente che lo Stato italiano deve aumentare molto di più del misero mezzo milione di euro destinato ogni anno allo sviluppo dei metodi sostitutivi. Metodi di ricerca più efficaci significa maggiori conoscenze scientifiche e sviluppo di terapie più efficaci e sicure, quindi i primi beneficiari sarebbero i pazienti.

  • Quali sono i limiti della sperimentazione animale e quali le prospettive dei metodi sostitutivi?

La sperimentazione animale ha molti limiti, ma il principale è quello che non si possono estrapolare i dati che si ottengo automaticamente alla nostra specie e la dimostrazione è la necessità resa obbligatoria per legge di sperimentare in seguito anche sugli esseri umani che diventano, in questo modo, le vere cavie su cui possiamo ottenere risultati affidabili.

I metodi sostitutivi sono già una realtà, peccato che la legge non li rende obbligatori nemmeno quando sono stati validati, ossia dimostrati affidabili dagli organismi di controllo. In altre parole chi ha sempre sperimentato sugli animali potrà continuare a farlo e otterrà fondi a volontà e chi vorrà studiare i metodi sostitutivi continuerà a doversi accontentare delle briciole. È ipocrita dire, per altro mentendo, che non esistono metodi sostitutivi se nemmeno siamo disposti a finanziare il loro sviluppo.

  • Quale la posizione, vista anche la sua specializzazione, verso questo esperimento autorizzato all’università di Torino che riguardano investigazioni al cervello?

Gli esperimenti di Torino riguardano il cervello nel campo dell’oculistica, tuttavia hanno un punto rilevante in comune con il mio campo, la psichiatria. Gli animali non comunicano attraverso la parola e quindi cosa percepiscono realmente è per molti versi un mistero. Come possiamo sapere se un animale è allucinato se non lo può comunicare con la parola? Come possiamo sapere quanto un animale vede o quanta distorsione ha nella sua capacità visiva o quanto si crea una percezione fantastica se non comunica attraverso il nostro linguaggio?

Stefano Cagno | Medico antivivisezionista, dagli anni ottanta si batte per l'abolizione della vivisezione e dei test sugli animali nella ricerca. Nato a Milano, si è laureato in Medicina e Chirurgia alla Statale; dal 1992 lavora come Medico ospedaliero, disciplina psichiatria. Ha partecipato a molti congressi e dibattiti anche a livello universitario sul tema della sperimentazione animale. È autore dei libri “Gli animali e la ricerca” e “Quando l’uomo si crede Dio”.