Dossier: "Sperimentazione animale e Covid-19, a che punto siamo realmente"

Mentre i ricercatori di tutto il mondo si affannano a inseguire il legittimo obbiettivo di un vaccino contro il Covid-19, ricorrendo anche ad un’enorme e crescente quantità di test sugli animali, diffondiamo un Dossier inedito su Sperimentazione Animale e Covid-19 per fare il punto su limiti e ombre di una “corsa all’oro” che, nonostante gli annunci sensazionalistici, non ha ancora fornito prospettive concrete per la salute umana.

DOSSIER

I numeri legati alla vivisezione, già altissimi, con oltre 192 milioni di animali all’anno, sono un dato in crescita, con ricercatori e Paesi in competizione tra loro per ottenere al più presto un vaccino contro SARS-COV-2. Una folle corsa che porterà a ripetere test su test, fino a quando il traguardo non sarà raggiunto, non certo “grazie” alla sperimentazione animale.

Accanto alla questione etica, infatti, questo tipo di esperimenti comporta un fondamentale problema scientifico: la statistica, le analisi scientifiche e la storia ci mostrano che i test sugli animali non sono predittivi per gli esseri umani, quindi, il ricorso alla sperimentazione animale, anziché aiutarci, può essere fuorviante e ritardare le scoperte di cui abbiamo bisogno subito!

Molte alternative esistono già, e nel nostro Dossier forniamo esempi concreti in cui modelli sostitutivi stanno già dando prova di efficacia in diversi studi sul Covid-19. 

Diversamente, tra i candidati favoriti nella corsa al vaccino, nessuno è al momento in grado di fare promesse davvero attendibili. E così anche i tempi annunciati per il raggiungimento di tale traguardo, 12-18 mesi, sembrerebbero del tutto senza fondamento, se si guarda alle evidenze di analoghi studi condotti recentemente che hanno impiegato anni se non decenni.

Sostituire i test sugli animali non significa mettere a rischio i pazienti umani, né significa interrompere o ostacolare il progresso medico.

Tutti noi vogliamo arrivare a un vaccino sicuro e veloce contro il coronavirus, ma ciò deve avvenire usando e potenziando i metodi scientifici human-based. L’Italia e le Istituzioni europee devono cogliere questa opportunità per tradurre concretamente quanto anche la Legge chiede da anni: investire concretamente nella prevenzione delle malattie e nella ricerca scientifica “human based”, riconoscendo la sperimentazione con metodi sostitutivi all’uso degli animali come l’unica strada possibile per una ricerca davvero utile ed innovativa.

Una richiesta che avanziamo anche nel Manifesto “Non torniamo come prima”, tra le 6 proposte di cambiamento per agire sulle cause della pandemia ed evitarne di future.

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