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La vivisezione e i farmaci "che ammalano" (soprattutto le donne)

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Ultimo aggiornamento

martedì 10 dicembre 2013 23:00

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Nelle donne il il 60% dei ricoveri è dovuto a qualche effetto avverso ai farmaci, un dato allarmante che troppo spesso rimane silente. A svelarlo il Libro Bianco dell'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (Onda) che testimonia l'esigenza sempre maggiore di terapie mirate specifiche non solo per l’essere umano ma, addirittura, per genere.

Le gigantesche campagne a favore dei farmaci e dell’utilità dei test su animali per metterli in commercio offuscano, però, queste statistiche impressionanti che mostrano chiaramente la pericolosità di questi composti. Infatti, i farmaci sono una categoria di sostanze chimiche che richiede test su animali (fase pre-clinica) e test sull’uomo (fase clinica) prima di poter essere introdotti sul mercato, ma  una review del 2005 ha concluso come gli esperimenti su animali falliscano nel loro intento di predire il risultato sugli umani il 99,7% delle volte (Lindl et al. ALTEX22(3):143-151). L’errore della fase pre-clinica viene quindi riportato ed amplificato in fase clinica, con il risultato che il 90% dei farmaci non supera le prove sui volontari che mostrano effetti avversi che sulle nei test su animali non erano stati rilevati.

L’etica viene quindi violata due volte, prima con il passaggio sull’animale che viene sfruttato, violentato fisicamente e psicologicamente durante tutta la permanenza nello stabulario, poi con l’uomo, l’ultima vera cavia.

Ad aggravare la situazione lo spostamento dei test clinici in paesi meno sviluppati dove vengono sfruttate persone pagate con una cifra ridicola ignare di provare molecole potenzialmente molto pericolose; questo sottolinea come il campo della farmacologia agisca dietro un grande motore: il denaro.

Il meccanismo che prevede il pagamento dei soggetti che si sottopongono ai test clinici è assolutamente immorale, bisogna tutelare i “volontari” agendo a monte, evitando quindi il passaggio fallace sugli animali e adottando test integrati di metodi alternativi, dimostratisi più predittivi ed efficaci e sviluppando la farmacogenetica.

Il potenziamento dei metodi alternativi, anche in questo ambito della ricerca, comporterebbe un grande passo avanti nella tutela degli animali e del valore della vita umana.

Michela Kuan, responsabile LAV Vivisezione