Home | Notizie | Peste Suina, LAV a Ministri Speranza e Patuanelli: urgente fermare la caccia ovunque!

Peste Suina, LAV a Ministri Speranza e Patuanelli: urgente fermare la caccia ovunque!

Leggi l'articolo

Ultimo aggiornamento

domenica 09 gennaio 2022

Condividi

Aggiornamento: 15 gennaio 2022

A causa del dilagare della Peste Suina Africana in Piemonte e in Liguria, i Ministri Speranza e Patuanelli il 13 gennaio hanno emanato una ordinanza di divieto di ogni attività venatoria in 114 Comuni, di cui 78 in Piemonte e 36 in Liguria.

 Tuttavia la caccia di selezione al cinghiale può essere ancora autorizzata dalle Regioni.

Ma il virus della PSA non conosce i confini amministrativi, motivo per cui la caccia dovrebbe essere fermata in qualsiasi forma e in tutta Italia!
 

E' infatti la stessa autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) a indicare i cacciatori come possibili diffusori della patologia, tanto da averli inclusi tra i destinatari di una campagna europea lanciata nel 2020 per cercare di fermare l’espansione della patologia nel sud – est Europa.

Inoltre uno studio scientifico pubblicato nel 2020, basato su dati raccolti in Polonia – Paese interessato dalla presenza della PSA – dimostra che la mortalità indotta nei cinghiali dalla peste suina è enormemente più elevata di quella dovuta alla caccia anche se esercitata in forma intensificata rispetto alla norma.

Anche nel caso della Peste Suina Africana la caccia si conferma ancora una volta un’attività sanguinaria e pericolosa per gli animali e le persone, che non solo non risolve alcun problema ma contribuisce ad amplificarlo, motivo per cui deve essere immediatamente sospesa


“I casi di Peste Suina Africana rilevati in cinghiali morti in Piemonte e Liguria sono la chiara conseguenza dei comportamenti umani, molto probabilmente legati all’interesse dei cacciatori.”

Con queste parole la LAV vuole anche in questo caso evidenziare che sono le attività umane, correlate allo sfruttamento e all’uccisione degli animali selvatici, ad avere la piena responsabilità nella diffusione dei patogeni presenti negli ambienti naturali.

L’attuale distribuzione del virus vede infatti coinvolti soprattutto Paesi dell’Est Europa come Polonia, Ungheria e Bulgaria, ma anche del nord, in Germania, dove la PSA ha fatto la sua comparsa a settembre 2020. Tutti i focolai individuati sono stati riscontrati a carico di cinghiali allo stato libero.

Considerata la distribuzione spaziale della PSA a livello europeo, lo stesso documento di aprile 2021 che fornisce gli elementi essenziali per la redazione di un piano di gestione del cinghiale in funzione del contenimento della PSA, redatto dal Ministero della Salute con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, il Ministero della Transizione Ecologica e con il supporto tecnico di ISPRA e Centro di referenza nazionale per la PSA, afferma che il rischio di introduzione dell’infezione in Italia per contiguità non appare immediato, tanto da ipotizzare che nel momento in cui il virus dovesse fare il suo ingresso nei paesi confinanti (Austria, Slovenia o Croazia) dovrebbe trascorrere ancora un anno prima che l’infezione possa fare il suo ingresso in Italia attraverso i cinghiali.

Dagli elementi di attuale conoscenza è quindi evidente che i casi riscontrati in Piemonte e Liguria – che hanno portato a istituire il divieto di caccia a ogni specie in 78 Comuni - non hanno alcun collegamento con i focolai individuati nel resto d’Europa, è perciò realistico presumere che il veicolo di introduzione del virus nel nord-ovest del nostro Paese sia l’essere umano. Se inoltre si considera che le vittime della contaminazione sono cinghiali selvatici allo stato libero, regolarmente cacciabili fino al 31 gennaio, è evidente che i principali indiziati non possono che essere i cacciatori, assidui frequentatori delle zone abitate dai cinghiali.

È la stessa Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) a individuare i cacciatori tra i principali possibili diffusori del virus della PSA all’interno degli allevamenti, che con la loro attività possono assumere un ruolo ponte con l’ambiente selvatico contaminato.  

“Chiediamo quindi un intervento urgente di Governo e Parlamento, perché allevamento e immissione di cinghiali, come anche il foraggiamento, siano vietati ovunque, senza alcuna deroga. Chiediamo inoltre l’immediata estensione del divieto di caccia a tutto il nord Italia, così da limitare il rischio che i cacciatori si trasformino in nuovi untori. – conclude la LAV”