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Essere vegan: 5 cose su cui abbiamo riflettuto con Ed Winters durante il suo tour

Abbiamo accompagnato l'autore di "Come diventare e... restare vegan" (Sonda Editore) nel suo recentissimo tour in Italia. 

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Ultimo aggiornamento

giovedì 14 maggio 2026

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Dobbiamo portare al centro del discorso politico il tema dell'etica e di diritti animali

Abbiamo accompagnato Ed Winters, autore di "Come diventare e... restare vegan" (Sonda Editore) nel suo recentissimo tour in Italia.
Ecco 5 riflessioni che abbiamo tratto dalle nostre conversazioni con lui.

1. Cosa voglia dire mangiare vegano ormai si sa, ma dobbiamo parlare di più di come ci fa stare questa scelta quando siamo con le altre persone.

Sì, perché molte persone che diventano vegane hanno relazioni con amici, partner e famigliari che invece sono rimasti onnivori. Può essere frustante notare come, una volta date loro le motivazioni della nostra scelta, il velo di Maia non cada da davanti ai loro occhi. In alcune occasioni addirittura si possono creare conflitti o un senso di non accettazione, benché la nostra sia una scelta fatta in virtù di una prospettiva etica ben incardinata su un'ampia base di dati fattuali.

In queste situazioni, ricordarsi che ci sono molti fattori in campo, anche psicologici, è importante. Il mondo non è vegano, né tanto meno antispecista e fin da quando nasciamo ci viene insegnando quali animali possono ricevere il nostro affetto e la nostra protezione e su quali invece è giusto e giustificabile agire violenza e privare di ogni diritto. Scardinare questo condizionamento non è necessariamente immediato.

Tuttavia, se le persone a cui vogliamo bene non comprendono il veganismo, nulla viene tolto al valore che la nostra scelta ha. È quindi fondamentale ricordarci che l'essere vegani è una cosa che ha un valore intrinseco, ci permette ogni giorno di contrastare un sistema violento e essere la testimonianza che si possono fare le cose diversamente. Tutelare anche il nostro benessere mentale è importante tanto quanto scegliere di diventare vegan.

Essere vegani non è una cosa così enorme, ma è necessario preparare le persone oltre che in termini di attività quotidiane, anche sul piano emotivo e psicologico. Penso ci sia un elemento di pressione sociale e ostacoli emotivi di cui dobbiamo parlare.

2. Essere vegan è uno stile di vita, non si ferma al carrello della spesa


Già fare una scelta puramente alimentare è un ottimo punto di partenza, perché ci permette di riconoscere che abitiamo un sistema che ha efficientato al massimo lo sfruttamento (e la sofferenza) animale per il beneficio delle persone. Scoprire che per stare bene, senza che nessun beneficio ci venga tolto, si può mangiare 100% vegetale è un grande passo.

Al tempo stesso, però, lo sfruttamento degli animali non si ferma all'industria alimentare, ma è integrato alla struttura della nostra società: abbigliamento, cura della persona, prodotti per la pulizia, medicina e ricerca medica, intrattenimento, …. La lista è lunga.

Dobbiamo quindi fare chiarezza che tra mangiare vegano ed essere vegani c'è una differenza. Nel secondo caso, si intende che si rifiuta qualsiasi prodotto derivante da un abuso animale, dunque si sceglieranno abiti e accessori non più in lana, pelle, seta, ma in materiali alternativi (che non vuole dire automaticamente sintetici). Essere vegani significa non andare – e non finanziare quindi – circhi, delfinari, acquari, zoo e altre forme di intrattenimento che coinvolgano gli animali. Insomma, significa adattare la propria vita a un principio etico, che, se prima di farlo può sembrare complesso, è in realtà tanto semplice, quanto appagante.

Non si tratta solo di mangiare vegetali, per restare vegani a lungo termine è necessario connettersi con il punto cardine del veganismo: l'etica.

3. Diventare vegani è qualcosa di empowering

Una cosa da ricordare sempre è quanto il decidere di diventare vegani possa farci sentire bene con noi stessi. Spesso, per chi non ha ancora fatto questo passo, può sembrare una privazione, ma sapere di star vivendo in linea con i propri principi non è cosa da poco. Sapere che con le proprie azioni quotidiane si sta agendo concretamente perché la situazione di ingiustizia che gli animali vivono quotidianamente cambi è qualcosa di cui andare fieri. Inoltre, rendersi conto di poter modificare le proprie abitudini e i propri automatismi – perché poi il più delle volte fare scelte speciste si riduce a questo, un automatismo – può anche essere di incentivo per attuare altri cambiamenti positivi nella propria vita. Lo si è già fatto e lo si può fare di nuovo.

Quando diventi vegano ti rendi conto di far parte di un movimento condiviso più grande di te e questo è molto stimolante. Ma ti dà anche la misura di cosa sei in grando di fare e l'esperienza per sapere che se vuoi fare dei cambiamenti nella tua vita lo puoi fare.


4. La rabbia la proviamo tutti, ed è giusto la si provi, ma dobbiamo imparare a sfruttarla

Capita che le persone vegane vengano criticate per la propria rabbia, ma è normale provare rabbia per un sistema che si basa sullo sfruttamento di animali. È ovvio essere arrabbiati per tutta la sofferenza e la morte provocata dagli allevamenti, passando davanti a un circo è normale sentirsi frustrati e irati per quello che gli animali al suo interno sono costretti a sopportare. Se vediamo passare una persona con una giacca di pelle o una pelliccia è inevitabile pensare alla vita tolta brutalmente a degli animali per produrre un capo di vestiario. Così come quando si pensa ai test, vere e proprie torture legalizzate, che vengono imposti agli animali nei laboratori in nome della ricerca medica.

La rabbia, soprattutto quando si ha fatto il passo nel veganismo da poco, può essere complessa da gestire ed è ora di darle legittimità. Questa rabbia è giusta.

Quello però che dobbiamo fare è trovare un modo utile di incanalarla. Urlare addosso a un amico, litigare con un passante o insultare un macellaio non farà altro che creare risentimento in tutte le persone coinvolte, noi inclusi. Scegliere, invece, di trasformare questi sentimenti in azioni positive, conversazioni stimolanti, nel fare volontariato o nel farsi promotori competenti delle motivazioni alla base del veganismo, sono modi in cui possiamo sfruttare l'energia della rabbia per agire in una modalità che aiuti i diritti degli animali a venire riconosciuti. Perché se quella rabbia danneggia la causa che stiamo cercando di supportare e, al tempo stesso, il nostro benessere mentale, ci perdiamo tutti.

C'è questo enorme problema e se lo guardi con un minimo di compassione è normale che ti faccia sentire indignato. È quindi molto naturale sentirsi arrabbiati, delusi e frustrati, ma la domanda da farsi è: cosa ne fai di tutto questo? Dobbiamo farne qualcosa di sano.


5. Quando il discorso sui diritti animali viene bloccato dal benaltrismo, smontiamolo

Quando si parla di veganismo, di diritti degli animali e di come si potrebbero cambiare le cose una risposta frequente è “ci sono altre priorità”. Ma è davvero così? Quando si parla, per esempio, di disagio giovanile non viene posta come argomentazione che invece di occuparsene si dovrebbe pensare alle persone sotto la soglia di povertà. Quando però si tratta dell'uccisione sistematizzata di milioni di animali ogni anno, allora si può dire che ci sono temi più urgenti. Ecco, quando ci si trova in questa situazione è bene ricordare che le nostre società hanno la capacità di operare su più fronti contemporaneamente. Si può lavorare per liberare gli animali dalla sofferenza imposta dall'uomo e al tempo stesso provare a sanare la precarietà, mitigare il cambiamento climatico o, ancora, occuparsi della crisi energetica. Inoltre, non si tratta solo di portare avanti più questioni parallelamente, infatti la liberazione degli animali – quindi ad esempio la chiusura degli allevamenti – ha una serie di benefici anche per le persone: meno inquinamento, meno problemi di salute collegati al consumo di prodotti animali, più fondi, non più dedicati a tenere in piedi l'industria zootecnica, resi disponibili ad esempio per progetti sociali.

Dobbiamo portare al centro del discorso politico il tema dell'etica e di diritti animali, ne beneficeremmo tutti e farlo capire alle persone è fondamentale.