Il nostro contributo per un futuro migliore: finanziamo la ricerca per predire l'evoluzione del virus Sars-Cov2 ed evitare nuove pandemie

Mai come in questo momento le speranze per il Pianeta sono state disilluse. Elaborato da 600 scienziati sulla base di 14mila articoli, il dossier preparato dall’ONU per i recenti summit (COP26) parlano chiaro; oltre il 2050, in assenza di una svolta, il nostro destino è segnato. Sappiamo da decenni che la Terra si sta riscaldando, ma con le sue evidenze scientifiche, tali report, delineano in modo inequivocabile che le attività umane sono alla base dei cambiamenti climatici e le gravi cause che ne derivano. L’oceano si è riscaldato più velocemente nell’ultimo secolo che dalla fine dell’ultima glaciazione 11mila anni fa.

Quali le conseguenze e cosa ha a che vedere il clima con la sperimentazione animale? Tutto. Studi osservazionali e di modellizzazione hanno identificato impatti e minacce per la salute e il benessere sia immediati che graduali, tra cui: malattie alle vie respiratorie (asma, allergie etc.), cancro, malattie cardiovascolari e ictus per stress al cuore da esposizione a maggiori concentrazioni di ozono, malattie legate alla nutrizione per carne contaminata da pesticidi, antibiotici e ormoni, effetti sullo sviluppo con riduzione del QI da metalli pesanti, disturbi neurologici da esposizione a sostanze chimiche e, chiaramente, malattie vettoriali (che coinvolgono ospiti intermedi o vettori animali) e zoonosi. Da decenni, anche grazie alla sperimentazione animale, immettiamo sul mercato quintali di sostanze tossiche risultate innocue sulle cavie, prodotti che vengono spesso ritirati dal commercio dopo averli distribuiti su larga scala, per gravi effetti indesiderati non diagnosticati su animali;  ma ormai il danno è fatto, i brevetti venduti e il mondo ancora più avvelenato.

La ricerca su animali non è solo un danno per le centinaia di migliaia di vittime che ogni giorno trovano la morte nei laboratori, ma anche un paravento giuridico per le grandi aziende, tra cui quelle farmaceutiche, alimentari e chimiche, per guadagnare alle spalle di tutti perché l’unica vera legge imperante e costante è ottenere soldi.

Gli allevamenti intensivi, il declino della biodiversità e la devastazione degli ambienti naturali a favore di ecosistemi antropici, hanno portato alla tragica emergenza sanitaria mondiale che stiamo vivendo. Infatti, dopo aver colpito altri paesi europei, la recrudescenza del virus Sars-Cov2 prova a far sentire i suoi effetti anche sull’Italia. Il numero di nuovi casi giornalieri ha avuto infatti un significativo incremento, passando dai 4-5mila di inizio mese ai 12-13mila di fine novembre. Il numero dei decessi e delle ospedalizzazioni è in progressiva crescita. Superiore a 60 la media delle morti quotidiane nell’ultima settimana del mese a causa del Covid, quasi il doppio rispetto al dato di trenta giorni prima. Il nuovo spauracchio è rappresentato dalla variante Omicron (B.1.1.529), isolata per la prima volta in Botswana (con l’Italia che ha già conosciuto il suo paziente zero) e definita dall’Oms come «preoccupante» visto l’elevato numero di mutazioni, ben 32, della proteina spike.

Tale proteina caratterizza l’involucro virale che è in grado di interagire con la membrana della cellula ospite e, come dimostrano i mesi passati, ha grande capacità di mutazione. La conoscenza della struttura tridimensionale della spike permette di predirne il comportamento o, perlomeno, una buona parte di esso. La possibilità di previsione è il fulcro del progetto che LAV sostiene presso il laboratorio di Modellistica Molecolare del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma, in collaborazione con i Centri di High Performance Computing dell’Università di Parma e del CINECA di Bologna. Il finanziamento della nostra associazione è di 18.000 euro, con il sostegno a due giovani ricercatori che affiancheranno il prof. Cozzini, attraverso due borse di studio.

LAV, con questo contributo, vuole sostenere una ricerca totalmente senza animali e l’avanzamento delle conoscenze nella lotta alla catastrofica situazione sanitaria che ha colpito il mondo recentemente, perché difendere i diritti delle vittime della vivisezione significa anche pretendere una scienza che tuteli i malati e ottenga passi in avanti per l’intero mondo scientifico. Al momento rincorriamo una soluzione basandoci sui dati attuali, di fatto tamponando “il passato” del virus che è già mutato, poterne predire il comportamento e le più probabili mutazioni permetterà di lavorare per risolvere il problema e non solo temporaneamente ridurlo.

Partito da pochi mesi, ha già ottenuto i primi risultati. Infatti, la prima parte del progetto riguarda la costruzione di una banca dati affidabile contenente le strutture delle proteine spike mutate conosciute dalla quale estrarre, in un secondo tempo, le “regole” con le quali la proteina muta per predirne le future mutazioni. Ad oggi la banca dati GISAID, che raccoglie tutte le sequenze del virus provenienti da tutti gli organismi viventi, contiene circa 7 milioni di sequenze applicabili allo studio e cresce ogni giorno.

Il laboratorio di Parma ha quindi creato una propria banca dati di sequenze (circa 170.000) dalla quale estrarre le regole per la predizione delle possibili future mutazioni.

Le prime analisi statistiche su questa banca dati sono attese nelle prossime settimane e serviranno come base per la definizione delle regole di predizione.

Parallelamente sono già state eseguite una serie di simulazioni sulla base delle strutture mutate della spike sfruttando il nucleo di High Performance Computing del centro di calcolo di ateneo di UNIPR. Queste analisi richiedono migliaia di ore di calcolo su sistemi complessi: un lavoro enorme, esempio di come più realtà possono collaborare per un fine comune.

LAV, da sempre impegnata nella promozione delle alternative, vuole essere portavoce di un cambiamento che non può più aspettare: ognuno di noi ha diritto a un futuro e, se non lasciamo la pesante e vecchia ancora della sperimentazione animale, questo futuro non ci sarà. Continueremo a sperperare soldi, vite e lavoro per una scienza che impiega decenni a produrre dati troppo spesso non attendibili o utilizzati per commercializzare sostanze tossiche rendendo il nostro unico Pianeta un deserto senza vita.

Michela Kuan, responsabile LAV Ricerca senza animali