A Bruxelles per chiedere alla Commissione un divieto europeo sugli allevamenti di pellicce e un divieto sull’importazione e sul commercio di pellicce.
Oggi siamo qui per dare voce a milioni di cittadine e cittadini europei che hanno fatto una scelta chiara: la sofferenza animale non può più essere accettata in Europa.
L’Iniziativa dei Cittadini Europei Fur Free Europe parte da un dato di fatto incontestabile: i consumatori europei hanno già voltato pagina.
Da anni, con scelte di acquisto consapevoli, hanno preso le
distanze da un’industria basata sulla reclusione e sull’uccisione di animali
esclusivamente per fini estetici.
Il risultato è evidente: il mercato della pelliccia è in forte declino,
non per imposizioni normative, ma per un’evoluzione etica e culturale della
nostra società.
A questa consapevolezza ha risposto anche il mondo della
moda.
I principali marchi globali e i grandi retailer hanno adottato policy fur-free,
riconoscendo che la pelliccia non è compatibile con sostenibilità, responsabilità
sociale e trasparenza delle filiere.
Lo hanno fatto anche perché le cosiddette certificazioni “responsabili” della pelliccia si sono dimostrate inadeguate e prive di credibilità. Non esiste una pelliccia etica.
Negli ultimi anni abbiamo imparato che gli allevamenti di animali selvatici in cattività rappresentano un rischio sanitario reale. Gli allevamenti di pellicce possono diventare focolai di virus pandemici (il SARS-CoV-2) e potenzialmente pandemici (come l’H5N1). Ignorare questo dato sarebbe irresponsabile.
C’è infine un elemento politico fondamentale: la maggioranza degli Stati membri ha già vietato gli allevamenti di animali “da pelliccia”.
Eppure, nel Mercato Unico Europeo, la pelliccia può ancora essere prodotta, importata e commercializzata.
Per questo chiediamo alla Commissione europea un atto di coerenza e leadership: un divieto europeo sugli allevamenti di pellicce e, per essere credibili, un divieto sull’importazione e sul commercio di pellicce.
___________________________