LAV al Senato: stop fondi pubblici ai circhi con animali, subito Legge delega

L’Ufficio di Presidenza integrato della Commissione Cultura del Senato ha oggi audito Ente Nazionale Circhi, LAV e Federazione nazionale degli Ordini Veterinari Italiani sulla dismissione dell'utilizzo degli animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti, con riferimento ai criteri di riparto del FUS, il Fondo Unico dello Spettacolo.
Gianluca Felicetti, Presidente LAV e Andrea Casini, Responsabile nazionale LAV Area animali esotici hanno illustrato la posizione dell’associazione (eccola nel testo completo) e le motivazioni etiche e scientifiche a sostegno di uno stop ai contributi pubblici alla prigionia e allo sfruttamento degli animali e della riconversione degli spettacoli in numeri umani, in tutti i sensi.

Questa è anche la scelta legislativa compiuta da quasi 50 Paesi in tutto il Mondo, e la linea degli ultimi tre Governi e degli ultimi due Parlamenti, inclusi quelli odierni, prima con l’approvazione delle Legge-delega sullo spettacolo 22 novembre 2017 n.175, poi con il Disegno di Legge n.1312 comunicato alla Presidenza del Senato il 29 maggio scorso e che chiediamo - nel solco di quanto ribadito dal Ministro Dario Franceschini nell’Audizione presso questa Commissione l’8 ottobre scorso “c’è un’opinione condivisa sul superamento dell’uso degli animali"– di calendarizzare al più presto.

Chiediamo quindi che il Documento conclusivo, approvato per l’indagine conoscitiva in materia di FUS, venga integrato con azioni che - anche alla luce dell’indirizzo per il superamento dell’uso degli animali e nell’ottica delineata al punto 4 del Documento stesso, per la definizione di nuovi criteri e parametri regolatori e di investimento - non finanzino più l’utilizzo degli stessi, ma anzi sostengano la riconversione dei numeri e delle attività senza l’uso degli animali, in aderenza al principio dell’importanza della “trasmissione culturale” dello spettacolo, enunciata dalla Commissione.

D’altronde i circensi che difendono a ogni costo l’uso di animali hanno detto, e continuano a dire, che possono sopravvivere anche senza il FUS. Bene, lo facciano davvero. Peraltro, almeno negli anni fra il 2010 e il 2014, alcuni circhi finanziati avevano subito condanne per maltrattamenti di animali e, quindi, non avrebbero avuto le credenziali per poter accedere al FUS. Ora, come approvato dai Senatori, ed è anche il nostro auspicio, il Fondo deve diventare effettivamente lo strumento “per incidere sullo sviluppo di tutto il sistema dello spettacolo dal vivo e del suo indotto e pertanto una buona riforma va intesa come una vera e propria politica culturale”.

Nel corso degli ultimi anni, peraltro, moltissimi Stati dell’Unione Europea e del Mondo hanno modernizzato la loro normativa su questo tema, allineandosi alle esigenze culturali contemporanee e ai risultati della ricerca in campo, della scienza, della veterinaria e dell’etologia. Su 28 Stati dell’Unione Europea, più della metà, fra i quali Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Grecia, Svezia hanno introdotto legislazioni che, a vari livelli, vietano l'utilizzo degli animali nei circhi. Normative simili sono state introdotte anche in altri Paesi, come Inghilterra, Norvegia, Canada, Messico, Bolivia, Perù, Costa Rica, India, Iran, Singapore e Israele.

La letteratura scientifica sull’incompatibilità degli animali con la vita itinerante nei circhi è oramai vastissima e non necessita di essere riepilogata. Va ricordato tuttavia che già nel 2015 la Federazione degli Ordini dei Veterinari Italiani (FNOVI) ha sottoscritto una posizione ufficiale della FVE, la Federazione dei Veterinari Europei, che sottolinea che gli animali di specie esotiche detenuti in cattività hanno la stessa identica genetica ed esigenze etologiche dei loro simili in natura, anche se nati e detenuti in cattività da diverse generazioni. Simili dichiarazioni sono state diffuse da numerosi illustri etologi internazionali, e da psicologi e psicoterapeuti infantili che hanno sottolineato la valenza diseducativa degli spettacoli con animali nei circhi, che indurrebbero i bambini a disconoscere i messaggi di sofferenza, ostacolando lo sviluppo del sentimento di empatia.

La speranza è che il 2020 possa essere l’anno in cui l’Italia, con la riforma del Fondo Unico dello Spettacolo, con la Legge delega sullo spettacolo e il relativo Decreto Legislativo attuativo, si unisca alla lunga lista di Stati che hanno già affermato che gli animali non sono mezzi di divertimento, non sono strumenti di intrattenimento che possono essere trasportati per centinaia di chilometri dentro camion, e rinchiusi a vita in gabbie anguste, portati in pista sotto le luci dei riflettori al neon, ma esseri senzienti con il diritto ad esprimere i bisogni e i comportamenti specifici della propria etologia. Al tempo stesso ci auguriamo che l'Italia voglia promuovere l'innovazione e la competitività di un nuovo settore circense che sia in linea con gli sviluppi della sensibilità e del sapere collettivo della cultura contemporanea ed escluda quindi lo sfruttamento degli animali a fini di divertimento.