Il nostro plauso e riconoscimento alla Procura, alla Polizia di Stato e ai Carabinieri. Siamo pronti a costituirci parte civile.
La Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Gela, hanno eseguito il sequestro preventivo di tredici pitbull. Sei gli indagati. Gli animali sono stati trovati in quattro delle sei abitazione oggetto del decreto, quattro erano ancora cuccioli e una incinta. Tra il materiale sequestrato attrezzatura finalizzata all’allenamento degli animali, tra cui dei tapis roulant, catene, guinzagli con moschettoni, pesi utilizzati per potenziare le mascelle dei cani e farmaci integratori e anabolizzanti.
Secondo gli investigatori sarebbe stata scoperta una attività illecita legata a combattimenti clandestini, posta in essere da alcuni soggetti gelesi ed altri residenti in comuni siciliani quali Palermo, Palma di Montechiaro ed Agrigento e in altre regioni d’Italia, tra le quali la Campania, i quali, in concorso tra loro, organizzavano questi eventi registrando dei video che diffondevano poi attraverso i social media.
I combattimenti tra animali rappresentano un fenomeno complesso che coinvolge soggetti diversi: i casi più diffusi sono riconducibili a persone amanti dei cani da presa, ad allevatori di cani lottatori, ad estimatori di “razze” combattenti . Vi è molta criminalità comune, con delinquenti che sovente sono anche allevatori abusivi e trafficanti di cani cosiddetti “lottatori”. Non mancano però casi riconducibili alla criminalità organizzata: esiti giudiziari hanno accertato il coinvolgimento di elementi appartenenti a vari sodalizi mafiosi. Diversamente da quello che accade per il mondo delle corse clandestine di cavalli, il coinvolgimento della criminalità organizzata è a titolo personale, da parte di alcuni esponenti dei clan, e non come attività di business del clan. Finora non vi sono stati esiti giudiziari che hanno dimostrato che i combattimenti tra cani rientrino nelle attività programmate e organizzate dai clan, ma appare improbabile che esponenti o appartenenti ad un sodalizio possano organizzare simili attività criminali senza perlomeno un tacito assenso da parte della “famiglia” malavitosa.
Secondo i dati del Rapporto Zoomafia 2026 LAV, dal 1998 fino al 2025 compreso sono stati sequestrati circa 1373 cani e 120 galli da combattimento. 570 le persone denunciate, comprese 17 arrestate. Almeno 4 i combattimenti interrotti in flagranza. I reati correlati vanno dallo spaccio di sostanze stupefacenti all’associazione per delinquere, dalla violazione di domicilio al furto di energia elettrica, dall’invasione di terreni alla ricettazione degli animali.
Gli scenari sono quelli di illegalità, degrado, criminalità diffusa. Vittime non solo i cani combattenti e gli animali usati nelle lotte o nell’addestramento, come gatti, cinghiali o altri cani che fungono da sparring partner, ma anche galli: negli scorsi anni sono stati registrati anche combattimenti tra galli e non solo nell’ambito di comunità straniere. Inquietante anche il coinvolgimento di minorenni se non addirittura bambini.
Sempre secondo il Rapporto Zoomafia 2026 della LAV, nei combattimenti tra animali si possono individuare i seguenti elementi di interesse criminologico:
Tra i reati satellite vanno annoverati: occupazione di terreni o fabbricati (allevamenti abusivi, strutture per ricovero animali); violazione alla normativa urbanistica (allevamenti abusivi); furto di energia elettrica (allacciamenti illegali per gli allevamenti abusivi); violazione alla normativa dei rifiuti (smaltimento illegale di rifiuti speciali).
Il nostro plauso e riconoscimento alla Procura, alla Polizia di Stato e ai Carabinieri. Siamo pronti a costituirci parte civile», dichiara Ciro Troiano. Smantellare una rete di combattimenti tra cani non significa solo salvare gli animali, ma anche scardinare una cultura basata sulla crudeltà e sulla violenza, mostrando l’impatto di una Giustizia empatica ed equa per ogni tipo di vittima, indipendentemente dalla specie di appartenenza. Va senz’altro rafforzata l’attuale normativa, con l’aumento delle pene per chi organizza e partecipa a tali crimini, ma anche fornendo strumenti operativi più efficaci agli investigatori, come l’utilizzo di agenti sotto copertura nelle operazioni di polizia, l’istituzione di centri “protetti” per il recupero dei cani sequestrati, la creazione di una banca dati interforze sui reati contro gli animali e una formazione specialistica interforze.
Qui informazioni su rapporto zoomafia 2026.