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Anche la genomica dimostra che il topo non è un buon modello per l'uomo

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Ultimo aggiornamento

mercoledì 19 novembre 2014 23:00

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NOI NON AVEVAMO DUBBI, MA ORA ANCHE LA GENOMICA DIMOSTRA COME IL TOPO NON SIA UN BUON MODELLO PER L’UOMO

Nature dedica ampio spazio, con quattro studi coordinati rispettivamente da Università della California a San Diego, di Washington, Stanford e della Florida, sui progressi ottenuti con Mouse Encode, uno progetto importante che mette in luce come esistano enormi differenze tra specie diverse e come la genetica e la proteomica (l’espressione dei geni) siano ancora branche della ricerca su cui c’è ancora molto da investigare; ambiti complessi dove il controllo genetico è innescato da sistemi in comunicazione e dove il risultato finale è frutto di molteplici parametri concatenati.

In particolare, studiando il codice genetico murino, quello che è emerso è che larghe porzioni di DNA sono simili all’uomo, ma la loro “espressione” no, infatti non è il singolo gene, ma la loro rete che rende il genoma dinamico e il suo prodotto finale diverso: concetto ben evidente visto che nessuno scambierebbe un uomo per un topo un po’ troppo cresciuto!

Tali evidenze confermano, ancora una volta, come il ricorso al modello animale applicato all’uomo sia una pratica priva di fondamento scientifico, dove si pretende che specie diverse sempre più distanti nell’evoluzione genetica e di cui ancora non si conoscono nemmeno le basi, interpretino la “parte” dell’uomo per patologie e malattie tipicamente specie-specifiche.

Ancora più assurdo il ricorso agli  animali geneticamente modificati, tristemente in forte aumento, basati su tecniche pericolose che creano esseri viventi doloranti e sensibili di cui si ignorano addirittura gli elementi fondamentali che portano alla formazione dell’organismo.