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Germania: importantissimo stop a esperimenti al cervello di primati non umani

L'autorità sanitaria di Brema ha respinto la domanda di un ricercatore che intendeva continuare gli esperimenti 

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Ultimo aggiornamento

giovedì 23 novembre 2023

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Pietra miliare nella giurisprudenza internazionale

A Brema, l'autorità sanitaria ha respinto ufficialmente la domanda del ricercatore universitario Andreas Kreiter di continuare gli esperimenti sul cervello di scimmie. 

La decisione di respingere la richiesta nonostante un possibile contenzioso legale è storica e segna una pietra miliare nella storia della giurisprudenza internazionale.

Si tratta di una decisione coraggiosa che potrebbe porre fine agli esperimenti neurologici sui primati in tutta la Germania e speriamo oltre confine. 

Tra i motivi della decisione è incluso il fatto che primati sono animali molto intelligenti, capaci di comprendere la realtà della loro vita e di soffrire a causa delle conseguenze sperimentali che comportano molteplici limitazioni fisiche e psicologiche. 

Già nel 2008 l’autorità sanitaria di Brema aveva respinto gli esperimenti su scimmie.  In una successiva lunga controversia legale, il Tribunale amministrativo federale tedesco alla fine era giunto alla conclusione che il benessere degli animali pesava meno della libertà di ricerca e che la sofferenza degli animali era da considerare "moderata", nella migliore delle ipotesi. 

Tuttavia, grazie all’investigazione dell’associazione tedesca Doctors Against Animal Experiments, partner di LAV nella coalizione europea contro la vivisezione, è emerso che gli esperimenti effettuati causavano un livello di dolore grave, a causa di fori nell'osso cranico e di suture al cervello, con infiammazione associate inevitabili lesioni conseguenti dovute alla tecnica di impianto. 

Il ricercatore, in sua difesa, afferma che le scimmie non soffrono e il loro allevamento è esemplare.  Gli animali sono infatti condizionati nel corso degli anni a salire su una sedia per primati e premiati con succo di frutta, Con impianti cranici fissi, gli animali sono costretti a guardare uno schermo rispondendo a stimoli e una simile pratica così invasiva viene chiamata addestramento!

Si tratta di uno scenario che conosciamo bene e che è emerso durante le nostre numerose battaglie, in primis quella per la liberazione dei macachi di Parma, per i quali ancora lottiamo. Nel nostro Paese, purtroppo sta ancora vincendo la lobby vivisettoria. 

Ci auguriamo che la decisione dell’autorità tedesca influenzi tutta l’Europa e dia la spinta necessaria all’Italia per sostenere i modelli human-based e porre, finalmente, fine all’uso dei primati per queste pratiche crudeli, dolorose, obsolete e invasive.