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Giornata Mondiale della Migrazione dei Pesci: proteggere le specie migratorie è essenziale

Oggi 21 aprile cade la ricorrenza coordinata dalla World Fish Migration Foundation.

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Ultimo aggiornamento

martedì 21 aprile 2026

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Salmone, tonno e altri: minacciati dalla pesca nei momenti chiave dello spostamento

La Giornata Mondiale della Migrazione dei Pesci è un’iniziativa globale nata per richiamare l’attenzione sull’importanza dei fiumi e sulla tutela delle specie ittiche migratorie. L’evento è coordinato dalla World Fish Migration Foundation e coinvolge realtà di tutto il mondo.

I pesci migratori sono specie che percorrono distanze variabili — giornaliere, stagionali o annuali — per completare il proprio ciclo vitale, nutrirsi o riprodursi. Alcuni pesci si spostano lungo i fiumi, altri tra acque dolci e marine, mentre altri ancora attraversano interi oceani.

Le specie migratorie sono numerosissime e molte alternano ambienti marini e fluviali, alcune compiono viaggi straordinari che possono raggiungere i 10.000 chilometri, orientandosi grazie a correnti, campi magnetici e persino attraverso gusto e olfatto. Tuttavia, oltre mille specie risultano oggi in declino e necessitano di protezione.

Questi pesci svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi: contribuiscono alla salute dei fiumi e rappresentano un elemento chiave della catena alimentare.

Tra i casi più noti ci sono i salmoni, che risalgono i fiumi per deporre le uova proprio nei luoghi in cui sono nati. Al contrario, le anguille d’acqua dolce nascono in mare e intraprendono lunghi viaggi verso i fiumi. Anche gli squali toro si muovono tra fiumi e oceani per nutrirsi e riprodursi.

Un esempio emblematico è quello dei tonni: ogni anno migrano dall’Atlantico settentrionale al Mediterraneo tra primavera ed estate per la riproduzione, per poi tornare in oceano in autunno. Questo viaggio, lungo migliaia di chilometri, segue le correnti superficiali e rotte costiere, storicamente sfruttate dalle tonnare di Sardegna e Sicilia.

I pesci migratori, infatti, vengono insediati dai pescatori, sia commerciali che sportivi, che ricreativi, proprio nei momenti principali della migrazione per la riproduzione, dove questi animali sono già esausti e delicati. Anche nei casi di loro rilascio dopo la cattura, come ad esempio nella pesca sportiva al salmone, l’animale risulterà talmente provato da morire poco dopo la liberazione.

Molte specie di pesci migratori sono gravemente minacciate di estinzione. Le cause principali sono la pesca, ma anche barriere artificiali, dighe e chiuse, che interrompono il flusso naturale dei fiumi e impediscono le loro normali rotte migratorie.

In Europa si contano oltre un milione di ostacoli lungo i corsi d’acqua, un numero destinato a crescere anche a causa delle sfide legate al cambiamento climatico. Queste strutture alterano il naturale scorrimento dei fiumi e impediscono a specie come salmoni, anguille e storioni di completare i loro spostamenti.

Una soluzione efficace esiste: il ripristino dei fiumi e degli ecosistemi. Circa il 25% delle barriere attuali è ormai obsoleto o inutilizzato e potrebbe essere rimosso o riqualificato, con benefici sia ambientali che economici. L’Unione Europea, con la Strategia per la Biodiversità 2030, ha fissato l’obiettivo di ripristinare almeno 25.000 chilometri di fiumi.

È fondamentale che si vada in questa direzione: proteggere i pesci migratori significa salvaguardare l’equilibrio degli ecosistemi acquatici, poiché queste specie collegano ambienti diversi e svolgono un ruolo ecologico essenziale. La loro tutela deve essere quindi una priorità per la salute del Pianeta!