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Il silenzio della moda sulla pelle esclusa dal Regolamento UE contro la deforestazione

Quasi due mesi fa abbiamo inviato una lettera aperta chiedendo una posizione a riguardo ma nessuna azienda si è espressa pubblicamente.

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Ultimo aggiornamento

venerdì 18 settembre 2026

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Possiamo quindi dirlo, lo storytelling sulla sostenibilità che questi gruppi costruiscono si rivela greenwashing.

Il silenzio è la risposta.

A distanza di quasi due mesi dalla lettera aperta inviata da LAV, insieme a Humane World for Animals e Collective Fashion Justice, ai principali gruppi della moda — con una richiesta semplice: dichiarare se erano favorevoli al mantenimento della pelle nel perimetro del Regolamento UE anti-deforestazione (EUDR) e se erano disposti a sollecitare Parlamento europeo e Consiglio a opporsi all'atto delegato che la esclude — ci risulta che nessuna azienda abbia preso posizione pubblicamente. Nessuna.

Possiamo quindi dirlo non più come sospetto, ma come constatazione: lo storytelling sulla sostenibilità che questi stessi gruppi costruiscono nei bilanci ESG, nelle campagne di comunicazione, nell'adesione a coalizioni internazionali sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030, si è rivelato, ancora una volta, greenwashing. Messi di fronte alla possibilità di prendere posizione su una norma che la Commissione europea stessa certifica generare fino a 2 miliardi di euro l'anno di benefici ambientali, la risposta è stata il silenzio.

Non è un silenzio neutro. È un silenzio compiacente, che strizza l'occhio all'industria conciaria e ai suoi interessi di filiera: chi tace davanti a una scelta che indebolisce la tracciabilità della pelle, di fatto la avalla, senza doversene assumere pubblicamente la responsabilità davanti a consumatori e investitori.

E se le aziende hanno scelto il silenzio, le istituzioni non hanno fatto molto meglio. Colpisce che tra i tanti parlamentari europei che si dichiarano, spesso con enfasi, paladini della tutela degli animali e dell'ambiente, nessuno si sia attivato in modo efficace per bloccare l'atto delegato entro la scadenza del 13 settembre. Il periodo di scrutinio è scaduto senza obiezioni, né dal Parlamento né dal Consiglio: un'occasione concreta per tradurre dichiarazioni di principio in un atto politico verificabile, lasciata cadere nell'indifferenza generale.

Approfondimento

Simone Pavesi, Responsabile Area Moda Animal Free | LAV
PJ Smith,  Director Fashion Policy | HWA
Emma Håkansson, Founder | CFJ