La vittima, dopo una lunga battaglia legale, ha ricevuto un indennizzo.
La sperimentazione animale, non è solo un orrore morale che comporta violenze, sofferenza e morte per milioni di animali, ma un grave errore metodologico che espone l'uomo a rischi e pericoli, uomo che diventa la seconda cavia di un processo malato che pretende di essere scienza.
Caso simbolo è il farmaco Talidomide che, brevettato in Germania nel 1954, venne somministrato alle donne in gravidanza negli anni '50 e '60 per ridurre gli effetti delle nausee, provocando in tutto il mondo la nascita di 20 mila bambini focomelici con gravi malformazioni che in molti casi non sono riusciti a sopravvivere.
Infatti, nonostante il primo caso di malformazione fosse stato registrato nell'uomo nel 1956, il farmaco venne comunque messo trionfalmente in commercio nel 1957 dopo essere stato testato su moltissimi animali/specie senza che vi fossero evidenze dei danni.
Seguirono altri casi di bambini malformati e ancora più test su animali per dimostrare ciò che era già noto nell'uomo. Solo a distanza di altri 5 anni, grazie ad evidenze epidemiologiche sulla nostra specie, il farmaco venne ritirato.
A Bologna la corte d’appello ha riconosciuto a una vittima del farmaco nata nel 1957 con malformazioni nel lato sinistro del corpo, un indennizzo.
"È stata una lunghissima battaglia legale. Il mio indennizzo è che mi hanno finalmente restituito giustizia, non la vita. Servirà a ricordare tutti i morti lasciati alle spalle, a chi è nato e cresciuto nelle mie condizioni. Infine, ma non per ordine d'importanza, sarà utile a chi è ancora in attesa del giudizio sanitario o dell’esito dell’iter giudiziale".
Queste le parole che devono far riflettere, perché combattere la vivisezione non è "solo" difendere gli animali, ma i diritti di tutti, uomo compreso e chiedere, anzi pretendere, una vera scienza.