Insetti come mangime in allevamenti: decisione UE tutt'altro che sostenibile!

Dal 17 agosto è in vigore la decisione dell’Unione Europea di consentire la somministrazione di proteine animali trasformate (PAP) ricavate da suini e insetti, a polli, tacchini ed altri avicoli e di usare PAP di pollo nei mangimi per maiali, mentre rimarrà in vigore il divieto di utilizzare proteine animali trasformate nei mangimi per mucche e pecore.

La Commissione l'ha annunciato come un passo "nel nostro viaggio verso una catena alimentare più sostenibile", noi riteniamo invece che questa decisione conduca a false soluzioni e distragga dalla necessità urgente di un’efficace ed effettiva trasformazione dei sistemi alimentari.

La decisione sembra infatti rispondere puramente a logiche di interesse economico, dettate dalla necessità di competere con prodotti di origine animale importati da Paesi extra UE. La sostenibilità, così come la salubrità e la sicurezza alimentare, non sembrano essere le ragioni di questa scelta.

L’autorizzazione alla somministrazione di insetti nei mangimi per suini e avicoli è in controtendenza con la strategia europea ‘Farm to Fork’, che riconosce la necessità di un aumento delle proteine di origine vegetale nell’alimentazione degli europei e sottolinea l’importanza dell’incremento del “benessere” degli animali per un sistema alimentare davvero sostenibile. Inoltre, in assenza di una drastica riduzione del numero di animali allevati, tale cambiamento non migliorerà il nostro livello di dipendenza dalla soia, importata come mangime.

La Decisione si pone come finalizzata a mantenere (per noi a peggiorare) lo status quo dell’allevamento intensivo, incentivando anche l’allevamento degli insetti destinati ai mangimi – essi stessi animali - senza considerare, tra l’altro, le scarse conoscenze sulla loro sensibilità e sugli impatti che l'allevamento di insetti può avere dal punto di vista della strategia One Health.

L’allevamento intensivo di insetti, infine, non è esente dai rischi degli allevamenti intensivi, come la possibile rapida diffusione di agenti patogeni, anche derivanti da substrati (le materie prime usate per l’alimentazione degli insetti) ad alto rischio microbiologico, come le deiezioni animali. Un simile provvedimento ci preoccupa e ci ricorda lo spettro di un passato recente, quello della “mucca pazza”, che ha comportato sia la macellazione di milioni di bovini che la diffusione della variante umana – la malattia di Creutzfeldt-Jakob – contratta consumando carne di animali nutriti con farine di origine animale infette.

Le proteine tratte dagli insetti sono annunciate come soluzione “sostenibile” per l'alimentazione animale, ma sostituire la soia con gli insetti per nutrire maiali, polli e tacchini negli allevamenti non è certo la via da seguire, è al contrario un modo di rinforzare e ampliare l’impatto della zootecnia, sclerotizzandone i rischi  e gli effetti, invece che facilitare una potente transizione alimentare, che passi attraverso gli incentivi per la coltivazione di vegetali proteici destinati all’alimentazione umana, riducendo e non aumentando il ricorso agli allevamenti di qualsiasi animale, insetti inclusi.

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