20 milioni di euro di mancate riscossioni e si perpetua lo sfruttamento animale e si incentiva la ludopatia.
L'ippodromo di Capannelle è tornato ad ospitare corse di cavalli dopo mesi di chiusura, grazie al salvataggio e alle enormi risorse pubbliche garantite da una convergenza istituzionale tra il Ministero dell'Agricoltura guidato dal Ministro Francesco Lollobrigida e Roma Capitale, con il Sindaco Roberto Gualtieri e l'Assessore ai Grandi Eventi e Sport Alessandro Onorato.
Inaccettabile riaprire di nuovo l’ippodromo della Capitale: l'impianto era di fatto privo di gestione da mesi, questo stallo sarebbe potuto essere l'occasione per un'Amministrazione che si professa progressista di riconvertire radicalmente l'area, affrancandola dallo sfruttamento animale per restituirla alla città come spazio etico e culturale. Si è scelta invece la continuità con un sistema di oppressione e la tutela di un settore speculativo a spese dei contribuenti.
Per circa sessant'anni la concessione dell'impianto, di proprietà di Roma Capitale, è stata in mano a Hippogroup, che negli anni ha accumulato un debito verso il Comune superiore a 20 milioni di euro per canoni mai versati. A questo si è aggiunto un taglio progressivo dei fondi ministeriali destinati alla gestione delle gare, che ha reso l'attività insostenibile sul piano economico. Lo scorso dicembre Hippogroup ha restituito le chiavi dell'impianto al Comune, che è rimasto chiuso da gennaio 2026 ad oggi senza che si disputasse una sola corsa. Il bando successivo per individuare un nuovo concessionario non si è potuto concludere poiché il Ministero non ha riconosciuto come idonea la società arrivata seconda in graduatoria; di conseguenza, il Campidoglio ha scelto di affidare l'impianto in via temporanea a Zètema, la propria società in-house, pur di non interrompere il circuito ippico
L'operazione Capannelle svela un palese cortocircuito politico dell'Amministrazione capitolina. Da un lato Roma Capitale rivendica l'avvio della riconversione delle licenze per togliere le botticelle dalle strade che ancora si deve concretizzare — tema sul quale lo stesso Assessore Onorato si era espresso pubblicamente contro lo sfruttamento dei cavalli — dall'altro sceglie di riaprire e sostenere con soldi pubblici l'Ippodromo di Capannelle, ovvero la matrice primaria da cui trae origine la filiera dello sfruttamento equino in città. I cavalli impiegati nel servizio di trazione turistica provengono infatti storicamente proprio dallo scarto del circuito ippico: soggetti non più competitivi che passano da un contesto di prestazione forzata all'altro
Ma la tragica realtà dell'ippica va ben oltre il circuito delle carrozze. Ogni anno la macchina delle corse produce centinaia di cavalli dismessi per età, calo di prestazioni o infortuni. Poiché il mercato può assorbire soltanto una percentuale di questi animali, per gli altri la fine della "carriera" coincide con una totale opacità: privi di una reale tracciabilitàpubblica e di garanzie sul loro futuro, questi individui corrono il concreto rischio di finire inghiottiti nei circuiti delle corse e della macellazione clandestine o di altri traffici illegali. Ripristinare e finanziare le corse a Capannelle significa alimentarne direttamente la filiera.
Un sistema basato sulla riduzione dell'individuo a risorsa prestazionale: i cavalli vengono avviati a ritmi d'allenamento coercitivi in età precoce, quando l'impalcatura scheletrica, l'equilibrio emotivo e la sfera socio-cognitiva non sono ancora maturi. La privazione della vita di branco e la reclusione continuativa all'interno dei box ne compromettono irrimediabilmente il benessere relazionale e psicofisico.
Mentre le casse pubbliche continuano a registrare una voragine da oltre 20 milioni di euro di canoni mai recuperati dal precedente gestore, Roma Capitale sceglie di destinare ulteriori risorse della collettività per mantenere in piedi un circuito di reclusione. Sotto il profilo etico ed etologico, l'ippica rappresenta la negazione dell'animale come individuo: la sua vita viene piegata alla sola prestazione atletica, con l'isolamento nei box e l'azzeramento della dimensione sociale. Finanziare la riapertura di Capannelle significa avallare l'idea che un essere senziente possa essere usato finché rende e poi scartato. Roma non ha bisogno di sprecare risorse pubbliche per perpetuare un modello basato sul dominio e lo sfruttamento degli animali, ma di uno spazio restitutivo, etico e aperto alla città.
CREDIT PHOTO: comune.roma.it