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Kering: meno pelle, più innovazione

Come LAV chiediamo alle aziende di seguire l'esempio e al governo di sostenere le PMI italiane dei materiali alternativi.

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giovedì 25 giugno 2026

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#modaanimalfree1
Moda animal free

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Per la prima volta, il benessere animale viene citato esplicitamente da un CEO di uno dei maggiori gruppi del lusso mondiale

Durante il Capital Markets Day tenuto a Firenze (lo scorso 16 aprile), il CEO di Kering Luca de Meo ha pronunciato parole che difficilmente passano inosservate per chi si occupa di moda e benessere animale: "evolving client expectation, client pressure and animal welfare consideration requires us to broaden our material universe." (l’evoluzione delle aspettative dei clienti, la pressione dei clienti e la considerazione del benessere degli animali ci impongono di ampliare il nostro universo materiale).

Quando uno dei Gruppi con i maggiori volumi di acquisto di pelli al mondo annuncia pubblicamente l'intenzione di ridurre strutturalmente la propria dipendenza dalla pelle e di investire in materiali di nuova generazione, si tratta di un segnale che l'intero settore non può ignorare. Chiediamo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy di cogliere questa opportunità e di agire con concretezza: l'Italia ospita già oggi una costellazione di microimprese e PMI che stanno investendo in ricerca industriale, sviluppo sperimentale e produzione di next-gen materials - tessuti biotech, fibre rigenerate, alternative alla pelle di origine animale. Sono realtà spesso eccellenti ma sottodimensionate rispetto alle sfide di scala che il mercato impone. Serve un piano di sostegno dedicato: incentivi alla ricerca, accesso agevolato ai capitali, programmi di certificazione e promozione internazionale. Il Made in Italy del futuro si costruisce anche qui, in questi laboratori. Sarebbe un paradosso - e un'occasione persa - se la transizione verso i materiali alternativi ed animal-free avvenisse senza che l'Italia sappia valorizzare e accompagnare chi questa transizione la sta già costruendo. Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free

Per la prima volta, il benessere animale viene citato esplicitamente da un CEO di uno dei maggiori gruppi del lusso mondiale come ragione strategica per ripensare i propri materiali. Non una mera dichiarazione di intenti, ma un impegno concreto assunto davanti alla comunità finanziaria internazionale, in un evento formale rivolto agli investitori.

Gli impegni sono concreti e misurabili

Nelle slide ufficiali della presentazione, Kering ha fissato target precisi con scadenze definite:

  • 30% di dipendenza dalla pelle entro il 2028
  • 40% di materiali alternativi entro il 2035
  • 20% di materiali rigenerativi nel ready-to-wear entro il 2035
  • 20% dei ricavi generati dall'innovazione entro il 2035

De Meo ha inoltre dichiarato: "We are diversifying our material portfolio to reduce dependency on constrained resources. We are accelerating the development of next generation materials through our material innovation lab and strategic partners." (Stiamo diversificando il nostro portafoglio di materiali per ridurre la dipendenza da risorse limitate. Stiamo accelerando lo sviluppo di materiali di nuova generazione attraverso il nostro laboratorio di innovazione dei materiali e i nostri partner strategici.)

La tracciabilità completa e il sourcing responsabile vengono definiti "non negoziabili". E il CEO ha chiuso la sezione con un impegno netto: nessuna giustificazione operativa potrà mai essere accettata come scusa per non rispettare gli impegni di sostenibilità assunti.

Perché questo conta

Kering è il gruppo proprietario di Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga e altri brand iconici del lusso mondiale oltre che del Made in Italy.

Come LAV accogliamo positivamente questa direzione. La citazione esplicita del benessere animale come fattore determinante nelle scelte strategiche di un grande gruppo del lusso rappresenta un passo culturale significativo, oltre che industriale.

L’impegno assunto da Kering è rilevante ma, per coerenza, il Gruppo dovrà ulteriormente incrementare questa percentuale sino alla completa dismissione di pelle animale e, in generale, di ogni altro materiale ricavato dallo sfruttamento animale date le esternalità negative di queste filiere: impatto su benessere animale e ambiente, biodiversità e traffici illeciti (con specifico riferimento alle pelli “esotiche”), salute pubblica (per le zoonosi causate dalle produzioni animali). Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free

Ora tocca agli altri

Se Kering - che della pelle ha fatto per decenni uno dei pilastri identitari e commerciali del proprio portafoglio - è in grado di fissare obiettivi ambiziosi e misurabili di riduzione e diversificazione, non esistono giustificazioni valide per cui altri grandi gruppi della moda non possano fare altrettanto. Le tecnologie esistono, il mercato dei materiali alternativi è in rapida crescita, e la domanda dei consumatori è in evoluzione.

Come LAV continueremo a monitorare l'effettivo rispetto di questi impegni e a sollecitare il resto dell'industria affinché la direzione tracciata da Kering diventi la norma, non l'eccezione.