Per quei sei macachi, e non solo, la battaglia continua

Ho già programmato l’alert sul mio telefono. Fra tre anni e mezzo, nel 2024, tutti nel mondo non avremo più problemi alla vista. Sarà giunto al termine, infatti, l’esperimento sui macachi all’Università di Parma e, come sbandierato fra i sostenitori di questa ricerca, i non vedenti non esisteranno più.

Inoltre gli animali, che non sono stati e non saranno resi ciechi hanno detto e scritto, immagino che riacquisiranno di nuovo anche loro pienamente la vista e magicamente gli impianti fissati al cranio e le cicatrici spariranno potendo, così, essere portati - come prevede la Legge - in un Centro di recupero di animali, anzi in un Santuario, miracolati da chi li ha comprati dalla Cina, via Olanda.

Saranno stati così ben spesi i 2 milioni di euro complessivamente dati dal Consiglio Europeo della Ricerca per un test quinquennale realizzato dall’Ateneo emiliano, specializzato nella sperimentazione sui primati non umani. 

Tutto a posto quindi, in nome del progresso. E come si è permessa la LAV di opporsi? In via definitiva il Consiglio di Stato gli ha dato torto giovedì scorso. Hanno ragione gli Atenei e il Ministero della Salute, che li ha autorizzati sulla base di un parere del Consiglio Superiore di Sanità e poi con quelli di professori di Istituto Superiore di Sanità e Accademia dei Lincei. Come si sono azzardati gli animalisti di mettere in forse questa ricerca? D’altronde non ci sono le alternative, dicono.

Già, le alternative. Abbiamo da una parte chi sa fare solo esperimenti su animali, chi ha un’interpretazione fideistica della scienza, chi propaganda lo scientismo, chi ha interesse a confinare i metodi sostitutivi di ricerca come irrealizzabili. E lo fa, sorretto, come nel caso giudiziario dei macachi, e questo è grave, dal Ministero della Salute che in piena pandemia, negli scorsi mesi, ha avuto tempo e modo di preparare le difese degli Atenei con l’Avvocatura di Stato e i suoi Uffici e contemporaneamente, con l’ormai ex Direttore Generale Borrello, di far perdere al Ministro Speranza il primo anno del pur piccolo finanziamento da lui riattivato a febbraio 2020 del fondo ministeriale per i metodi alternativi. Hanno fatto perdere a ricerca pubblica e ricercatori 2 milioni di euro. La stessa cifra, ironia della sorte, destinata per un singolo esperimento anche su animali, quello in corso a Parma. Inoltre il Comitato ministeriale per le alternative, scaduto a giugno scorso, non è mai stato rinnovato proprio quando stava per produrre i primi risultati del proprio lavoro. E il tema così ritorna nell’alveo dell’Istituto Zooprofilattico di Brescia, Centro di referenza nazionale sul tema per il Ministero della Salute, proprio quello che ha detto per anni che a Green Hill andava tutto bene. Capito il giochetto?

Gianluca Felicetti
Presidente LAV

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