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Continua la nostra battaglia per salvare i Macachi di Parma

Continuiamo a combattere per salvare i macachi di Parma e non smetteremo fino a quando non verranno liberati, provando ogni strada possibile. Rinnoviamo la richiesta dello stop della sperimentazione e la conversione della ricerca con modelli innovativi.

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Ultimo aggiornamento

lunedì 18 luglio 2022 11:58

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Continua la nostra battaglia per salvare i Macachi di Parma

Per i macachi di Parma non è detta ancora l’ultima parola, noi continuiamo a combattere per salvarli e non smetteremo fino a quando non verranno liberati, provando ogni strada possibile.

Oltre alle manifestazioni sul territorio (proprio sabato 2 luglio si è svolto l’ultimo presidio nella nota città che detiene gli animali), LAV continua le azioni volte a sottolineare il mancato rispetto della sentenza del Consiglio di Stato rispetto agli aspetti relativi al benessere del protocollo sperimentale che vede protagonisti i due macachi, Alan e Harry, vittime dell’invasivo intervento al cervello che porta a cecità.

Infatti, tale sentenza, che ha permesso di ricominciare gli esperimenti, ci aveva dato, però, ragione su una questione dirimente: quella delle condizioni degli animali, per cui la Suprema Corte amministrativa riconosceva come il sistema di monitoraggio della salute e del benessere psico-fisico dei macachi fosse carente.

Il Consiglio di Stato aveva infatti accolto le nostre istanze, fornendo maggiori prescrizioni all’Università di Parma ed in particolare "l’obbligo imprescindibile, di effettuare e depositare rapporti periodici e frequenti che includano aspetti di competenza dell’etologo, e che si soffermino anche sulle condizioni di stress e di possibile interazione tra specie animali".

Quindi, dopo avere chiesto di avere copia delle relazioni semestrali per verificare il rispetto della sentenza e dopo essere stati costretti ad altri ben due ricorsi al Tar, nonostante la nostra piena legittimazione, per ottenerle siamo finalmente venuti a conoscenza delle relazioni semestrali che dovrebbero rispettare quanto deciso dal CDS e garantire il benessere degli animali e i pareri dell’organismo preposto al benessere degli animali OPBA (chiaramente interno all’ateneo dove si conducono) oltre al valutatore esterno appartenente all’ISS, costola del Ministero della Salute che deve valutare il progetto.

Il loro contenuto è stato frattanto persino pubblicato su una pagina, nonostante i ripetuti no del Ministero della Salute ricevuti alle nostre richieste quando invece la trasparenza sarebbe dovuta visto che la ricerca è patrimonio di ogni cittadino, soprattutto se finanziata con fondi pubblici.

Dai documenti, si evincono molteplici aspetti critici e che vanno potenzialmente contro quanto richiesto dalla sentenza del Consiglio di Stato. Infatti, nelle relazioni, le condizioni psico-fisiche dei due macachi vengono più volte definite come “ottimali”, eppure, si utilizza un farmaco per controllare gli eventi di aggressività fra i due maschi, riducendo il carico ormonale, senza indagare a monte il problema che potrebbe essere dovuto a mancanza di vie di fuga (che erano invece citate nel progetto originario), spazi angusti, scorretta gestione degli animali etc.. oltretutto, nonostante l’utilizzo di tale farmaco, avvengono colluttazioni con ferite.

Inoltre, durante le sessioni di addestramento gli animali vengono inseriti nella sedia per gli esperimenti in cui la permanenza viene descritta come “posizione corretta e comoda con espressione di una vasta gamma di comportamenti appetitivi e ingestivi”; ma, la presenza di una vasta gamma di comportamenti appetitivi non dice nulla sul benessere di un primate, che ha una complessissima vita sociale ed emotiva, per cui il fatto di mangiare non ci assicura nulla sul loro benessere.

Viene, anche, indicato come non ci sia collaborazione nel bloccaggio della ghigliottina che controlla la testa, quindi, appare chiaro il disagio dell’animale che non può essere valutato solo in base al fatto che si alimenti di cibi che normalmente gli vengono negati.

Grave il fatto che gli animali subiscano punture facendo scorrere il fondo della gabbia e costringendoli all’immobilità, nonostante sarebbe possibile e meno invasivo insegnare ai soggetti, con rinforzo positivo, a ricevere le iniezioni senza costrizione fisica come avviene in moltissimi centri di ricerca e come suggerito dal valutatore dell’ISS stesso.

Totalmente in antitesi con il principio del refinement e del minor livello di sofferenza per l’animale richiesto dalla legge e dalla stessa sentenza; tuttavia, come riportato dallo stesso valutatore dell’ISS, questa procedura con rinforzo positivo, migliore per i macachi, non viene eseguita, per ridurre i costi ed i tempi, confermando che il benessere degli animali è ben lungi dall’essere centrale per gli sperimentatori.

Infine, si conferma l’avvenuto inserimento dei presidi ferma testa che vengono impiantati chirurgicamente nel cranio, gli animali vivranno tutta la loro povera vita in gabbia con queste strutture sulla testa che cercano di togliersi e si toccano senza riconoscerle; nei report c’è scritto che hanno suturato bene, magra consolazione!

LAV ha quindi mandato varie lettere per segnalare gli aspetti critici relativi al monitoraggio del benessere come richiesto dalla sentenza del Consiglio di Stato e sollecitare il Ministero a porvi urgente rimedio, a tutela degli animali coinvolti. Unitamente rinnoviamo la richiesta al Ministro di interrompere immediatamente l’esperimento e liberare gli animali che LAV prenderebbe nel centro di recupero in Toscana come fatto per gli altri 50 macachi salvati dalla vivisezione, un gesto che dimostrerebbe giustizia anche per i 460'000 italiani che hanno firmato la petizione chiedendo lo stop del progetto .

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