La risposta dell’Ateneo delude ogni prospettiva di liberazione degli animali e di nuove possibilità di ricerca innovativa human-based
Scandalo anche tra gli studenti che hanno scoperto, grazie alla nostra campagna, in collaborazione con Animal Liberation, Cruelty Free, Ambasciata Topina, LAC e Salviamo gli Orsi della Luna, come siano stabulati pressi i laboratori dell’Università di Bologna dei macachi per studi invasivi al cervello, studi dolorosi, lunghi e retrogradi, finanziati anche dalle loro tasse.
Da anni, con solide argomentazioni scientifiche ed etiche, infatti, chiediamo all'Ateneo la fine degli esperimenti di fisiologia sui primati e la loro liberazione. Ogni nostra proposta è stata rifiutata, in contrasto con la Direttiva Europea, con il decreto italiano vigente in materia e con il percorso di altre Università che hanno liberato i primati dalla sperimentazione come accaduto a Modena, Padova, Ferrara e Verona.
I consiglieri del consiglio degli studenti dell'Università di Bologna, il massimo organo di rappresentanza studentesca dell’Ateneo, hanno presentato un'interrogazione a giugno per chiedere chiarimenti ufficiali sulla presenza e sull'impiego dei macachi in progetti di ricerca dell'Ateneo ed è stata discussa il 14 luglio alla presenza del prorettore per la ricerca Fanti e del Presidente del Comitato per il benessere animale.
Nello specifico, attraverso dieci quesiti, è stato richiesto di verificare il numero esatto e la specie dei primati detenuti, lo stato delle autorizzazioni ministeriali, gli obiettivi scientifici delle ricerche e il livello di sofferenza delle procedure. L'interrogazione mira, inoltre, a conoscere il ruolo svolto dal Comitato per il Benessere Animale (CoBA), le sorti future degli animali al termine della sperimentazione, le strategie dell'Ateneo per lo sviluppo di metodi alternativi e le tutele per il diritto all'obiezione di coscienza di studenti e ricercatori in modo da avere un quadro trasparente per tutta la comunità universitaria che ha il diritto di sapere come viene impiegata una parte delle tasse versate.
Frustranti le risposte ricevute dove hanno dichiarato che i primati provengono da allevamenti e non catture in libertà, come se ciò rendesse meno doloroso e invasivo il test che subiscono e confermando l’autorizzazione ministeriale regolare e le ispezioni richieste dalla legge, ci mancherebbe il contrario.
Assurdo e falso che sia stato riportato un dialogo esistente con noi vista la totale non volontà dei destinatari dell'interrogazione di organizzare incontri, rispondere a mail, proporre collaborazioni, finanziamenti o piani di attuazione, anche a lungo termine, per la liberazione degli animali; scontato che la richiesta di poter accedere alle immagini del sistema di controllo per vedere e mostrare come stanno realmente gli animali sia stata negata, dimostrando come la parola trasparenza resti solo un principio e non un fatto.
Chiarificatrice, infine, l’impossibilità e incapacità da parte loro di dimostrare la rilevanza scientifica del progetto per gli esseri umani rimandando tale informazione al termine della sperimentazione, il cui campo di applicazione è in corso da molti anni e che poteva essere riportata almeno per gli studi passati.
La risposta dell’Ateneo rappresenta soltanto un primo riscontro e non esaurisce le domande poste dal Consiglio degli Studenti. Il richiamo generale alle autorizzazioni e al rispetto della normativa non sostituisce i dati che abbiamo richiesto: estremi del progetto, gravità delle procedure, metodi alternativi concretamente valutati, risultati scientifici, condizioni degli animali e possibilità di reinserimento. Accogliamo la disponibilità a un tavolo con LAV e con gli studenti, ma chiediamo che sia formalmente convocato, con tempi certi e risposte scritte. Su una questione così delicata, la trasparenza deve tradursi in atti verificabili, non limitarsi a dichiarazioni di principio.
La risposta dell’Ateneo non soddisfa le richieste deludendo ogni prospettiva di liberazione degli animali e di nuove possibilità di ricerca per chi crede in una scienza innovativa human-based che risponda al contesto internazionale, ma né le associazioni né gli studenti si fermeranno, proseguiranno le proteste perché avere una scienza attendibile, etica e sicura non è solo un diritto, ma un dovere.