Accogliamo con attenzione questo percorso, ma riteniamo necessario valutarne con lucidità i limiti e le potenzialità.
È iniziato alla Camera l'esame di tre proposte di
legge dedicate alla tutela degli equidi.
Si tratta di un passaggio importante, ma non risolutivo: il divieto di
macellazione, pur rilevante, affronta solo una delle molte forme di
sfruttamento che caratterizzano la vita di cavalli, asini e muli nel nostro
Paese.
Noi di LAV accogliamo con attenzione questo percorso, ma riteniamo necessario valutarne con lucidità i limiti e le potenzialità.
Le tre proposte vietano la macellazione degli equidi, ma con
strumenti diversi e con un sistema di controlli ancora insufficiente a impedire
esportazioni occulte o passaggi di filiera non dichiarati.
Anche sul fronte della tracciabilità, i testi prevedono
nuovi registri che rischiano di duplicare quelli già esistenti senza
migliorare realmente il monitoraggio degli animali.
Le norme che dovrebbero limitare l'impiego degli equidi
in attività sportive, ricreative o tradizionali sono formulate in modo molto
generico, lasciando ampio margine a interpretazioni favorevoli agli
operatori del settore.
La proposta Brambilla introduce alcuni elementi ulteriori – obblighi minimi di custodia, una “patente equina” affidata alle federazioni sportive, l'abolizione della trazione ippica – ma senza definire standard vincolanti né responsabilità economiche dei proprietari.
Zanella e CherchI prevedono la riconversione degli allevamenti destinati alla macellazione, ma tramite linee guida non vincolanti. La commissione tecnica prevista da Brambilla presenta una composizione sbilanciata verso il settore equestre, con il rischio di consolidare le pratiche esistenti più che trasformarle.
Infine, la definizione degli equidi come “animali di affezione”, pur utile a escluderne la destinazione alimentare, non supera l'impostazione specista che attribuisce tutele diverse agli animali in base alla loro utilità per l'essere umano.
Nadia Zurlo - Responsabile LAV Area Equidi