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Maiali sepolti vivi, Provincia di Bolzano conferma il crudele test

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Ultimo aggiornamento

domenica 18 maggio 2014

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Dopo aver sollevato numerose proteste contro gli esperimenti che hanno visto sepolti vivi maiali da valanghe artificiali per indagare gli effetti del congelamento in Austria, il consigliere provinciale di Bolzano Alessandro Urzì, conferma che l’Eurac, ente di ricerca italiano, ha finanziato tali sperimentazioni con 3.108 euro, spesi per l’acquisto dei suini. Anche se i test sono stati effettuati all’estero, la Provincia Autonoma di Bolzano ha finanziato queste pratiche violando la propria normativa sulla sperimentazione animale con conseguente denuncia da parte della nostra associazione.

L’EURAC aveva già partecipato, nel 2010, ad un esperimento simile sempre in Austria e continua a giustificare l’anacronistica e dolorosa vivisezione definendola “indispensabile” e specificando come i maiali siano “stati allevati e custoditi secondo norma di legge in un allevamento apposito. Durante il trasporto ai laboratori e fino al momento dell’anestesia totale sono stati sedati per evitare stress e dolore”, come se la semplice sedazione possa evitare dolore, angoscia e sofferenza con cui gli animali “da laboratorio” convivono dal momento in cui nascono a quello in cui muoiono, essendo privati di ogni diritto di muoversi, alimentarsi o semplicemente respirare e vedere il sole.

Oltre alle ovvie e doverose implicazioni etiche legate all’esperimento, l’approccio metodologico è ottocentesco e fuorviante: infatti l’anatomia e la fisiologia del maiale sono differenti dalla nostra specie; parametri come il diverso spessore cutaneo, rapporto tra massa grassa e magra, frequenza del battito cardiaco e distanza degli arti dal cuore rendono i risultati inapplicabili all’uomo.

Lo stesso soccorso alpino aveva ritenuto inutili tali esperimenti dissociandosi dalle finalità dichiarate dall’istituto di ricerca, in quanto esistono numerosi metodi alternativi dimostratisi più utili e predittivi nella diagnostica e terapia di persone colpite da slavine, come raccolta e analisi di dati epidemiologici e studio dei fattori incidenti in situazioni climatiche, geografiche e logistiche estreme.

Ora auspichiamo che non solo non vengano più finanziati procedure che comportano la vivisezione, ma che l’iter giudiziario avviato con la nostra denuncia possa giungere ad una rapida conclusione, con la punizione di eventuali trasgressori delle norme che, nel nostro ordinamento, garantiscono il benessere animale.

Michela Kuan
Responsabile del Settore Vivisezione della LAV