Un imputato chiede e ottiene il patteggiamento, ora puntiamo alla condanna degli altri
Un’accurata attività d’indagine svolta dai Carabinieri del servizio CITES e dai forestali della Regione Friuli-Venezia Giulia ha consentito di individuare una rete costituita da ben otto persone residenti fra le province di Udine, Rovigo e Vicenza accusate di diversi reati commessi anche in concorso tra loro: maltrattamento di animali, uccellagione, contraffazione di sigilli pubblici, ricettazione, furto venatorio. Il tutto nell’ambito di un non dichiarato traffico di uccelli da richiamo catturati illegalmente in natura.
Nel procedimento, incardinato presso la Procura della Repubblica di Udine, ci siamo prontamente costituiti parte civile con la nostra legale, avv. Maddalena Bosio, così da fornire le nostre competenze a supporto dell’attività giudiziaria.
Nell’udienza tenutasi ieri presso il Tribunale di Udine, uno degli imputati – Forabosco Giovanni - ha chiesto e ottenuto di accedere all’istituto del patteggiamento, che consente di chiudere rapidamente il procedimento, ottenendo una pena ridotta rispetto a quella a cui sarebbe stato condannato al termine del processo.
Siamo molto soddisfatti di questo primo risultato positivo, anche se le pene, come sempre quando si tratta di reati a danno degli animali, sono irrisorie, tanto più considerando che un solo merlo di quelli confiscati, può rendere al criminale qualcosa come 200 euro
Le indagini dell’autorità avevano consentito di contestare all’imputato l’utilizzo del vischio per catturare uccelli protetti nel giardino di casa, i quali venivano poi dotati di anelli identificativi contraffatti o alterati, così da dichiararne la lecita provenienza. Inoltre, veniva contestata anche la detenzione di due merli “a fini di commercio” come emerge dalla lettura dei capi d’imputazione.
L’uomo è stato quindi condannato a un anno di reclusione, 600 euro di ammenda, pena sospesa, confisca delle cose in sequestro, compresi gli animali, condanna alla refusione delle spese della parte civile LAV.
Il bracconaggio allo scopo di catturare uccelli da utilizzare come richiami nella caccia da appostamento continua ad essere particolarmente fiorente grazie proprio anche a pene tanto irrilevanti dal punto di vista economico, da farle rientrare in un banale “rischio d’impresa” per criminali che lucrano sulla vita degli animali.
E la modifica della Legge nazionale sulla caccia, ora in discussione presso la Commissione agricoltura della Camera, non farà altro che peggiorare la situazione in quanto consentirà ai cacciatori la detenzione di un numero illimitato di uccelli da richiamo provenienti da allevamenti. Allevamenti proprio come quelli di cui sono intestatari alcuni degli imputati nel procedimento. Mentre d’altro canto le pene continueranno ad essere delle banali contravvenzioni, alle quali potrà essere applicato l’istituto dell’oblazione, consentendo così ai bracconieri di chiudere qualsiasi procedimento pagando una sanzione amministrativa e mantenendo la fedina penale intonsa
Dopo questo primo risultato positivo, l’impegno del nostro ufficio legale è concentrato sull’obiettivo di far condannare gli altri sette imputati, chiediamo pene esemplari nei confronti di queste persone che utilizzano gli animali come fossero oggetti da utilizzare per il loro squallido tornaconto