Il provvedimento entrerà in vigore dopo l'approvazione di Consiglio e Parlamento UEe ci saranno tre anni di tempo per adeguamenti.
L’Unione Europea ha raggiunto un accordo, che dovrà essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento europei prima di essere formalmente adottata ed entrare in vigore, per vietare l’uso di 31 termini associati alla carne nella denominazione dei prodotti vegetali. Dopo il negoziato tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione, non potranno più essere utilizzate parole come “manzo”, maiale”, “pollo”, né termini che indicano specifici tagli di carne.
NON C'È NESSUNA CONFUSIONE DA PARTE DEI CONSUMATORI
Difatti non vi è nessuna
confusione da parte dei consumatori: in un ampio sondaggio condotto
dall'Organizzazione europea dei consumatori nel 2020, l'80% delle persone ha
affermato che la carne vegetale dovrebbe poter utilizzare tali termini. Nel
sondaggio Smart Protein del 2023, solo il 9% dei cittadini di nove Stati membri
ha dichiarato di non riconoscere le alternative vegetali alla carne.
Più recentemente, in un sondaggio condotto su 20.000 persone, il 96% dei consumatori olandesi ha affermato che una salsiccia vegetale è, appunto, una salsiccia vegetale. Quasi il 70% si è opposto al divieto di etichettatura e il 63% non ha ritenuto importante creare norme in materia
Difatti, quest'anno, un sondaggio condotto in Italia ha rivelato che il 90% dei consumatori che acquistano prodotti vegani sa cosa sta mettendo nel piatto.
COSA SUCCEDERÀ?
Resteranno consentite solo alcune denominazioni ormai diffuse nel linguaggio comune, tra cui “burger”, “salsiccia” e “nuggets” , mentre “bistecca” è stato aggiunto all’ultimo momento alla lista
dei divieti. Il divieto pare verrà esteso anche preventivamente ai novel
foods, ossia i prodotti derivati dall’agricoltura cellulare, benché non
ancora in commercio sul mercato europeo. Anche in questo caso, parliamo purtroppo di
opzioni che permetterebbero di sostituire il consumo di carne da macellazione,
con il consumo di prodotti che non hanno implicato la sofferenza e la morte di
nessuno.
Decisione, peraltro, presa in assenza di una valutazione d’impatto a livello europeo, nonostante le possibili ricadute lungo tutta la filiera alimentare. Una recente ricerca di BALPRO, un'associazione industriale nel settore vegetale tedesca, ha stimato che restrizioni normative di questo tipo potrebbero comportare oltre 250 milioni di euro di perdite solo nel mercato tedesco, mentre un’altra analisi, tratta da “Systemiq (2026). Seizing the economic opportunity of alternative proteins in Europe: Delivering prosperity from farm to factory.”, ha rilevato che restrizioni sulle denominazioni dei prodotti, può risultare in una perdita fino a 56 miliardi di euro di valore economico annuo in meno nell’UE entro il 2040.
I produttori avranno tre anni di tempo per adeguarsi alle nuove regole dopo l’entrata in vigore della normativa, che dovrà ancora essere approvata formalmente dal Consiglio e dal Parlamento europeo. Secondo le organizzazioni animaliste e del settore vegetale, si tratta di «un’occasione mancata» per affrontare le vere sfide dell’agricoltura europea e accelerare la transizione verso sistemi alimentari più sostenibili e liberi dallo sfruttamento animale.
COSA FAREMO NOI
Analizzeremo attentamente il testo finale del provvedimento cosicché esso possa essere rivisto in coalizione con i nostri partner europei.
Urge che il Consiglio e il Parlamento europeo rivedano
la loro posizione sul veto, in quanto il suo unico scopo è quello di ostacolare
una transizione al vegetale quanto mai necessaria.