Una questione che va oltre la tutela degli animali: quale idea di società vogliamo trasmettere attraverso le nostre feste e rievocazioni?
Domenica 25 ottobre, a Monza, la rievocazione 150 anni di strada insieme – Il Tranvai torna in corsa riporterà nelle vie del centro un omnibus del 1880 trainato da due cavalli. La vettura percorrerà via Italia, da Largo Mazzini fino all'Arengario, accompagnata da figuranti in costume d'epoca, musica e intrattenimento. Il pubblico potrà anche salire a bordo. L'iniziativa rientra nelle celebrazioni per il 150° anniversario della tranvia Milano-Monza e si svolge con il contributo del Comune.
Contestiamo la scelta di utilizzare due cavalli per ricostruire una modalità di trasporto del passato e richiama l'attenzione su una questione che non può essere liquidata come una semplice contrapposizione tra tradizione e tutela animale.
Il punto non è negare il valore della memoria storica, ma chiedersi che cosa scegliamo di celebrare e in che modo. Ricostruire il passato non significa doverne riprodurre ogni forma di sfruttamento. Possiamo raccontare la storia della tranvia, mostrarne i mezzi, ricostruire gli abiti e le atmosfere dell'epoca senza coinvolgere animali vivi, trasformati ancora una volta in strumenti funzionali a uno spettacolo destinato alle persone.
La questione è prima di tutto culturale ed etica. Per secoli i cavalli sono stati impiegati per il trasporto di persone e merci, subordinando la loro esistenza alle necessità umane. Quel ruolo appartiene alla storia della mobilità, la sua riproposizione oggi significa perpetuare una relazione di dominio nella quale la vita e le capacità degli altri animali vengono messe a disposizione degli esseri umani. La conoscenza del passato dovrebbe permetterci di comprenderne anche le relazioni di potere, le gerarchie e le forme di dominio, non soltanto di ricrearne gli aspetti più suggestivi.
La rievocazione storica non si limita a riprodurre fatti e usanze del passato: seleziona ciò che una comunità ritiene degno di essere ricordato e riproposto. Quando si sceglie di utilizzare nuovamente due cavalli per trainare una vettura, non ci si limita a mostrare come funzionava un antico mezzo di trasporto. Si ripropone una relazione nella quale gli animali vengono impiegati per realizzare un'esperienza umana, mentre la loro presenza diventa parte dell'attrazione. Non è necessario che vi siano ferite visibili o episodi eclatanti perché questa scelta meriti di essere messa in discussione. La questione non si esaurisce nella verifica delle condizioni fisiche degli animali o nella valutazione della loro capacità di sostenere uno sforzo. Riguarda soprattutto il principio per cui la loro disponibilità a essere utilizzati viene data per scontata, come se la finalità culturale o ricreativa dell'iniziativa fosse sufficiente a giustificare il loro coinvolgimento.
La responsabilità delle istituzioni pubbliche è particolarmente rilevante. Comuni e amministrazioni non sono soltanto soggetti chiamati ad autorizzare eventi o a sostenere iniziative organizzate sul territorio: contribuiscono a definire ciò che una comunità considera accettabile, desiderabile e meritevole di essere trasmesso alle generazioni successive. Attraverso le manifestazioni che patrocinano o finanziano, le istituzioni esercitano anche una funzione culturale ed educativa. Per questo, quando un'amministrazione sceglie di sostenere una rievocazione che impiega animali, dovrebbe interrogarsi non soltanto sulla sua fattibilità organizzativa, ma anche sul significato di quella scelta. La conservazione della memoria storica non richiede di perpetuare l'idea che gli altri animali siano risorse a disposizione degli esseri umani ogni volta che il loro impiego viene considerato utile, tradizionale o spettacolare.
Una società capace di evolvere non cancella la propria storia: la conosce, la contestualizza e sa distinguere ciò che appartiene al passato da ciò che intende continuare a riprodurre. Anche le feste e le rievocazioni possono diventare occasioni per ampliare lo sguardo, riconoscendo gli altri animali come individui con una propria esistenza, e non come componenti scenografiche o strumenti per rendere più autentica un'esperienza umana. La storia della tranvia Milano-Monza può essere raccontata e celebrata senza far trainare un veicolo a due cavalli. È possibile valorizzare il patrimonio storico, coinvolgere la cittadinanza e ricostruire un'epoca ricorrendo a soluzioni che non impieghino animali vivi. Non si perderebbe il valore culturale dell'iniziativa: si dimostrerebbe, al contrario, la capacità di trasmettere la memoria storica senza riproporre rapporti di sfruttamento.
Ci auspichiamo che le amministrazioni pubbliche assumano una responsabilità sempre maggiore nel promuovere una cultura della convivenza con gli altri animali, superando progressivamente il loro impiego nelle manifestazioni pubbliche, nelle rievocazioni e negli intrattenimenti. Una scelta che non riguarda soltanto la prevenzione della sofferenza, ma il riconoscimento del valore delle loro esistenze, indipendentemente dall'utilità che possono avere per noi.