Necessario interventire in questo tipo di manifestazioni per non mettere più in pericolo la vita degli animali coinvolti.
Ieri, durante la Sartiglia di Oristano, un cavallo è morto dopo essere stato colto da un malore improvviso durante la sfilata. Nonostante l’intervento dei veterinari presenti, l’animale non è sopravvissuto. Si tratta di un episodio grave, che conferma ancora una volta come l’impiego dei cavalli in eventi di spettacolo e competizione comporti rischi strutturali e non eliminabili, fino alla perdita della vita.
Nel corso della stessa giornata si è verificata anche la caduta di un altro cavallo, con conseguente ferimento dell’animale. Come spesso accade in queste manifestazioni, non sono stati forniti dettagli sulle condizioni del cavallo, che è stato rapidamente allontanato dalla pista, lontano dalle telecamere e dagli occhi del pubblico.
Il fatto che il cavallo deceduto non sia morto durante l’esibizione non attenua la responsabilità del contesto in cui è stato inserito.
La Sartiglia impone ai cavalli condizioni operative che esulano completamente dalle loro capacità naturali di adattamento: lunghi periodi di immobilità in stato di eccitazione, esposizione continua a stimoli sonori intensi, accelerazioni improvvise, manovre complesse al galoppo e l’obbligo di muoversi in un ambiente urbano che non offre vie di fuga né superfici idonee al loro equilibrio e alla loro sicurezza. Sono fattori che possono determinare un incremento significativo della frequenza cardiaca, alterazioni respiratorie, disidratazione, collassi e malori improvvisi.
Nel corso di un incontro con il Ministero della Salute, tenutosi lo scorso anno prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM 8 gennaio 2025, noi di LAV e le altre associazioni avevamo portato all’attenzione del Ministero l’estrema pericolosità delle manifestazioni popolari, evidenziando gli elementi strutturali di rischio che le caratterizzano: stress acuto, contesti non idonei, sollecitazioni fisiche intense, manovre innaturali e assenza di reali condizioni di sicurezza per gli animali. La morte di ieri conferma la fondatezza di quelle preoccupazioni e dimostra quanto sia urgente intervenire su un sistema che continua a esporre i cavalli a pericoli prevedibili e non accettabili.
NON SI TRATTA DI EPISODI ISOLATI
Gli episodi di ieri non sono un’eccezione. Nel 2025 una cavalla si spezzò una zampa in diretta durante la corsa: l’incidente venne minimizzato in diretta, ma l’animale fu successivamente ucciso. Nel 2018 un altro cavallo, con una zampa fratturata, fu costretto a correre fino alla fine della pariglia e anche lui venne ucciso. Negli anni si sono registrati numerosi casi di cadute, ferimenti, collassi e morti, spesso taciuti o ridimensionati. Non si tratta di fatalità, ma delle conseguenze regolari di una manifestazione che espone gli animali a stress, coercizione e pericolo.
Ogni volta che un cavallo muore in una manifestazione pubblica si parla di fatalità. Ma le fatalità sono la conseguenza diretta di scelte deliberate: utilizzare animali come strumenti di spettacolo significa accettare che possano ammalarsi o morire.Non c’è nulla di inevitabile o neutrale: è un sistema che mette a rischio la vita dei cavalli in nome della tradizione.
La morte di questo cavallo non può essere archiviata come un episodio isolato.
È l’ennesima dimostrazione che le manifestazioni che impiegano animali per intrattenimento sono incompatibili con qualsiasi idea di convivenza che riconosca agli animali un valore proprio e non strumentale. Una società che aspira a definirsi giusta non può continuare a tollerare pratiche fondate sull’uso e sulla sofferenza di esseri senzienti. Non esistono condizioni più sicure o protocolli più rigorosi che possano rendere accettabile l’utilizzo di esseri viventi in attività che li espongono a stress, coercizione e pericolo.