Pandemie, wet markets e traffico di animali esotici

Molti anni fa, circa 12, proprio a seguito di una mia lunga permanenza nel sud della Cina, rimasi talmente sconvolto che decisi di non mangiare più carne. Ciò che mi colpì erano proprio gli oggi famosi wet market, mercati alimentari diffusi in tutta la Cina e in molte altre zone del Sud Est Asiatico, dove vengono venduti e macellati sul posto innumerevoli specie di animali selvatici, esotici, domestici (wet sta per “bagnato”, di sangue e liquami corporei degli animali detenuti e venduti). 

Gli stessi animali vengono anche venduti vivi in gran numero, e spesso la loro detenzione è peggio della morte stessa: ci sono cuccioli di cane che se vengono acquistati avranno forse la fortuna di poter vivere una vita in famiglia, altrimenti saranno venduti come carne; salamandre selvatiche vendute in sfere di plastica, sigillate: dei porta chiavi viventi, o meglio, morenti!
E poi  serpenti, gatti, uccelli, mustelidi, scoiattoli, cervi, daini, cavallucci marini (totalmente vietati perché in via di estinzione), pesci e tartarughe… oltre ad una quantità enorme di insetti, larve e ragni.
In Cina, come in altri paesi, è facile trovare animali selvatici, o selvatici allevati, venduti anche in note catene francesi di supermercati. Non dimenticherò mai un giorno che vidi in un cestone con dell’acqua, 7-8 tartarughe a guscio molle cinesi (Pelodiscus sinensis), legate dentro delle reti e pronte per esser vendute e finire in qualche zuppa o intruglio medico.

In quegli anni, anche nella Provincia di Yunnan dove vivevo, si stava sviluppando l’ennesima epidemia proveniente da zoonosi, spesso di animali selvatici, e passate all’uomo attraverso la costretta vicinanza con altri animali normalmente allevati, come maiali, mucche, polli.
Era la volta dell’H1N1, cosiddetta influenza “suina” perché fece spill-over (termine a tutti noi sconosciuto fino a qualche settimana fa), il famoso “salto” tra specie, passando da un imprecisato animale selvatico, a un maiale e da quello all’uomo. L’infettività dell’H1N1 era molto più bassa rispetto alla pandemia che stiamo vivendo oggi, ma furono comunque settimane di paura, costretti a girare con mascherine e gel per le mani. La situazione divenne uscì dalle cronache subito dopo il massacro preventivo ed indistinto di milioni di maiali. Epilogo molto simile alla recente peste africana suina (2018-2019), che ha causato lo sterminio in Cina, e in alcuni paesi vicini, di circa 300 milioni di maiali, seppelliti vivi in immense fosse comuni. Anche questa “peste” sembra sia stata trasmessa da un animale selvatico cacciato in Africa ad un maiale, in un mercato di bestiame e selvaggina. Ad oggi questa pericolosa malattia è arrivata nell’Est Europa e non si sa se, quando e neppure dove farà lo spill-over verso l’uomo.

L’esempio più simile a quello che stiamo vivendo oggi risale al 2003, al coronavirus SARS che fece circa un migliaio di morti in tutto il mondo, con una infettività per fortuna bassa e una mortalità molto alta (9,6%). La  sindrome respiratoria SARS è un esempio emblematico perché possiede molte caratteristiche comuni e una “storia” simile a quella dell’attuale Covid-19. In un wet market del Guandong, nel sud est della Cina, un coronavirus passò da un pipistrello (specie che convive da millenni con questi virus) ad uno zibetto, viverride autoctono del Sud Est Asiatico utilizzato per le sue pellicce, per le secrezioni delle sue ghiandole peri-anali (per fare aromi dei profumi) e per la produzione del pregiato “caffè di zibetto” (chicchi di caffè digeriti e defecati da questo animale). In quel caso vennero chiusi tutti i wet market cinesi ed asiatici, ma solo per il tempo necessario a far rientrare l’emergenza e sterminare milioni di zibetti (oggi specie considerata “prossima a rischio estinzione”), affogati, bruciati o seppelliti vivi. I mercati sono stati riaperti dopo pochi mesi. Non abbiamo imparato la lezione, e il Covid-19 ne è la dimostrazione.
Adesso è quasi certo che questa ultima pandemia sia frutto di miopia, ingordigia e stupidità umana. Ancora una volta, in un wet market cinese, questa volta a Wuhan, un fortunato coronavirus è riuscito a passare da un pipistrello a, forse, un pangolino (piccolo formichiere corazzato, in via d’estinzione ma usato e ucciso per le presunte formidabili proprietà rinvigorenti e di potenziamento della fertilità, grazie alle scaglie della sua corazza, secondo la medicina tradizionale cinese), e poi all’uomo. Il mercato in questione è stato chiuso, con colpevole ritardo,  due mesi dopo il presunto momento di passaggio inter-specie, provocando ciò che tutti oggi possiamo osservare dalle nostre case.

Tutti questi esempi (e molti altri, come la MERS, l’H1N1 Spagnola, l’aviaria, l’ebola), e le tragedie che ne sono conseguite, sono il frutto di un insieme di cause: il consumo di carni, la cattura, il traffico o il commercio e il consumo (a diversi scopi, alimentare, medico, etc) di animali selvatici, il contatto con questi. Il 60% delle nuove malattie umane nasce da zoonosi, il 70% di queste, proviene da animali selvatici.
Oltre che la pratica (totalmente tradizionale e assolutamente non necessaria) della caccia, molto diffusa in Italia e soprattutto nel Nord e Centro-Nord (la Regione con più cacciatori è la Sardegna, dove convive anche un forte mercato di bestiame), e l’allevamento intensivo di animali (anche questo diffuso nella sua forma intensiva, soprattutto nel Nord Italia), possiamo osservare come i contatti “forzati” con animali selvatici ed esotici siano molto diffusi anche per quanto riguarda il mercato e il traffico di animali esotici/selvatici.
In Europa, nel 2018, ci sono stati 1.256 grandi sequestri, da parte delle Forze di polizia, di animali selvatici vivi o parti di questi, venduti per consumo interno EU o per l’export verso la Cina, e l’Oriente in generale.

L’Italia è da anni uno dei principali paesi di passaggio o origine, di animali trafficati verso oriente o di parti di questi. Ad esempio, è appurato che dall’Italia vi sia un florido mercato illegale di tigri e parti animali destinati alla medicina tradizionale cinese; siamo infatti stati nel 2018 i maggiori “esportatori” di tigri (specie animale che pare, sia stata infettata da Covid-19 in Zoo USA)!
Nel nostro paese, come in altri paesi Europei, vi è un forte commercio, traffico e scambio di pet esotici: animali selvatici che vengono tenuti in casa come animali da compagnia. Sono frequentemente commerciati/trafficati e detenuti armadilli (cugini dei pangolini), serpenti, pappagalli e altri uccelli, ricci, salamandre, puma, tartarughe, cani della prateria e mustelidi vari (cugini degli zibetti), molte altre specie e anche primati!
Con il progetto Born To Be Wild, LAV, insieme ai partner di Animal Advocacy and Protection, ha cercato di far luce su un traffico in cui l’Italia è crocevia nel Mediterraneo, agendo in modo da contrastare questo fenomeno che, da autorevoli studi accademici, pare esser molto diffuso soprattutto nel Sud Italia, dove siamo già riusciti a liberare 4 bertucce dalla loro prigionia.

Tutti i ricercatori del Mondo sono oggi concentrati nella ricerca di un antivirus. Ma ogni vaccino e provvedimento che si possa mai trovare o ideare, è solamente un mero palliativo; un tentativo di combattere gli effetti e non le cause .
Per un effetto concreto e duraturo, però, serve un cambio di prospettiva, una modifica delle abitudini della nostra e delle altre società nel Mondo, una visione che si focalizzi su uno sforzo collettivo per cambiare, e rinunciando a quelle pratiche inumane che hanno causato le nostre attuali rinunce collettive, in primis la rinuncia al contatto fisico e sociale, che stiamo vivendo in queste settimane.
È inevitabile, anzi auspicabile a questo punto, l‘adozione di pratiche e divieti, che rappresenteranno il vero antidoto a questa pandemia e alle certe pandemie future: la chiusura permanente di tutti i wet market (LAV ha aderito ad una lettera di richiesta al World Health Organization – OMS), la fine della caccia e della vendita di animali selvatici (sia in Italia che nel Mondo), il divieto assoluto di commercio di animali selvatici ed esotici, più controlli a livello italiano ed europeo su traffico di animali e parti di questi!
Se per intraprendere questo cambiamento non basta la sofferenza degli animali, venduti nei wet market,  smembrati, detenuti, macellati, risucchiati dalle loro secrezioni, non bastano le migliaia di perdite umane, non basta il fatto che siamo confinati in casa e senza contatti fisici con amici e familiari,  forse può aiutare il dato di proiezione, che sostiene che globalmente, nel solo 2020, vi sarà una perdita economica di 1 triliardo di dollari (mille miliardi di miliardi!!!). Stiamo già pagando, sotto diversi punti di vista, e continueremo a pagare caro gli effetti del nostro comportamento irresponsabile ai danni del Pianeta, ma se adottassimo i cambiamenti necessari oggi stesso, potremmo ancora guardare negli occhi i nostri figli e le generazioni future. 

Andrea Casini, responsabile LAV animali esotici