La Pasqua, per migliaia di agnelli e capretti, è tutt'altro che una festa: è il momento in cui la loro vita, iniziata da poche settimane, viene spezzata.
La Pasqua, per migliaia di agnelli e capretti, è tutt'altro che una festa: è il momento in cui la loro vita, iniziata da poche settimane, viene spezzata. Una “tradizione” che viene spacciata per orgoglio italiano, quando non è altro che una facciata sotto cui si nascondono paura, dolore e morte.
Infatti, molti degli agnelli macellati in nome della pace e della rinascita – oggettificati arbitrariamente, come tutti gli altri animali vittime dell'industria alimentare – provengono dall'estero.
La maggior parte arrivano da Ungheria e Spagna, a dimostrazione di quanto sia distante dalla realtà l'idea di una produzione locale e “Made in Italy”, tanto cara alla lobby della carne e al Ministro Lollobrigida.
Neonati, molti dei quali neanche ancora svezzati, separati forzatamente dalle madri e stipati su camion per affrontare viaggi che possono durare anche giorni, diretti ai mattatoi, quelli sì, italiani.
Durante il trasporto, le condizioni sono critiche e non di rado illegali: spazi insufficienti, densità elevate, difficoltà o totale impossibilità ad accedere all'acqua, assenza di lettiera e mancato rispetto delle soste sono tra le problematiche più frequenti.
Eppure, anche quando la normativa viene formalmente rispettata, la sofferenza resta. Il Regolamento (CE) 1/2005 stabilisce requisiti minimi per il trasporto, ma è lontana dal garantire una dignità minima di base agli animali.
Scegliere una Pasqua vegana significa prendere posizione contro tutto questo. Significa interrompere una catena che ogni anno si ripete uguale a sé stessa, riconoscendo che quegli animali non sono prodotti, ma individui.
Il valore della Pasqua non cambia se si prende le distanze da un sistema, quello zootecnico, basato su imprigionamento, sfruttamento e morte di milioni di animali. Anzi, i valori che rappresenta — compassione, rispetto e vita — sono proprio quelli che portano a scegliere di non mettere in tavola prodotti di origine animale.
È una scelta tanto semplice, quanto potente. E fa la differenza per tutti quegli animali vittime dell'industria alimentare.