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Perugia: processo per macellazione illegale cavalli, ci opponiamo fermamente a patteggiamento chiesto da imputato

“Ci auguriamo che il Collegio non accolga questa richiesta: nessuna pena può essere concordata per fatti simili”.

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venerdì 06 marzo 2026

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EquidiMaltrattamenti

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"La vita dei cavalli non può essere ridotta a materia prima da sfruttare o eliminare"

Si è svolta oggi al Tribunale di Perugia l’udienza del processo per l’inchiesta sulla macellazione illegale di cavalli, che ha visto imputato un uomo accusato di associazione a delinquere, uccisione e maltrattamento di cavalli, commercio illecito di carne e falsificazione dei dati identificativi degli animali. Noi di LAV siamo parte civile.

Tre imputati dello stesso processo hanno patteggiato le loro posizioni il 12 giugno scorso, mentre per l’odierno imputato, considerato capo promotore dell'associazione, fu rigettato il patteggiamento e fu disposto il rinvio all’udienza dibattimentale che si è tenuta l’11 febbraio scorso nella quale è stata anticipata dalla difesa una richiesta di patteggiamento a due anni, con pena sospesa e l’intenzione di proporre alle parti civili un risarcimento del danno.

Davvero inverosimile una cosa simile: a fronte di reati gravi e seri, viene proposto un patteggiamento incongruo sotto i profili retributivo, rieducativo e di proporzionalità della pena. Ci auguriamo che il Collegio non accolga questa richiesta: nessuna pena può essere concordata per fatti simili. Ciro Troiano , criminologo e responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV

All’udienza di oggi l'imputato ha reiterato la domanda di patteggiamento a 2 anni e 6 mesi pena finale, pena sostituita con lavori di pubblica utilità presso ARCI, offrendo ad ogni parte civile 600 euro a titolo di risarcimento. Purtroppo, il PM d'udienza ha dato il suo consenso.

Accettare un patteggiamento così lieve di fronte a reati che hanno prodotto sofferenza, morte è un grave vulnus alla fiducia pubblica significherebbe svuotare di senso la tutela degli animali. La vita dei cavalli non può essere ridotta a materia prima da sfruttare o eliminare, e quando questa visione si traduce in sistemi clandestini e organizzati, la violenza diventa strutturale e sistemica. Per questo riteniamo imprescindibile che la risposta giudiziaria sia proporzionata alla gravità delle condotte e alla loro reiterazione. Confidiamo che il Collegio respinga questa richiesta e affermi con chiarezza che crimini di tale natura non possono essere oggetto di accordi al ribasso. Nadia Zurlo,  responsabile area Equidi LAV

Noi di LAV, presenti in udienza con l’avvocato Massimiliano Canè, abbiamo espresso al Collegio pubblicamente e a verbale il nostro disappunto e la contrarietà al patteggiamento, poiché i reati contestati per i quali l’imputato ha richiesto l’applicazione della pena sono molto gravi, sia intrinsecamente (per limite edittale) sia per la plurioffensività.

Infatti, numerosi gli interessi lesi: pubblica fede in relazione ai reati di falso in atto pubblico, salute dei consumatori in relazione alla messa in commercio di carni adulterate, tutela degli animali per le sofferenze patite in fase di stabulazione e macellazione, reati tutti commessi in relazione a molti  animali, con la cooperazione di diversi imputati tutti avvinti dal vincolo associativo.

Incongrua, poi, la proposta risarcitoria, talmente contenuta da essere offensiva, in relazione alla gravità delle condotte.

Il tribunale non ha deciso il patteggiamento e ha rinviato il processo all'udienza del prossimo 20.3.26 per l'esito.

Ringraziamo l’avvocato Massimiliano Canè per l’assistenza legale.