Filone bis dell’inchiesta principale, conferma l’esistenza di un sistema organizzato e strutturato.
Si è tenuta oggi, presso il Tribunale di Perugia, l’udienza preliminare del processo a carico di quattro imputati accusati di aver preso parte a un sistema organizzato di macellazione clandestina di cavalli.
Noi LAV, già parte civile nel procedimento principale, abbiamo seguito anche questo filone bis per rappresentare gli interessi degli animali vittime e per contribuire all’accertamento delle responsabilità.
Abbiamo chiesto infatti il rinvio a giudizio dei quattro imputati, per i reati di uccisione e maltrattamento di animali, associazione a delinquere e falsi su documenti informatici. Per uno dei quattro il giudice ha disposto una nuova data per la prosecuzione dell’udienza preliminare per legittimo impedimento, per gli altri invece è stato disposto il rinvio a giudizio con udienza fissata al 14 aprile p.v.
L’inchiesta principale già in corso nello stesso Tribunale è un procedimento che amplia il quadro delle responsabilità e conferma l’esistenza di un meccanismo strutturato, capace di reperire, movimentare e far sparire decine di equidi attraverso falsificazioni nella Banca Dati Nazionale e trasferimenti mai avvenuti.
Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero avuto ruoli diversi ma complementari: dal reperimento degli animali, spesso in precarie condizioni o esclusi dalla filiera alimentare, al loro trasporto in condizioni incompatibili con il loro benessere, fino all’uccisione e alla macellazione illegale. Un sistema che, come già emerso nel processo principale, si sarebbe retto sulla manipolazione dei dati identificativi degli equidi, rendendo impossibile ricostruire i movimenti reali e cancellando di fatto l’esistenza degli animali coinvolti.
Questo nuovo procedimento conferma che il fenomeno della macellazione illegale è tutt’altro che episodico: una gestione degli equidi che, dietro l’immagine rassicurante di un mondo fatto di sport, natura e tradizione, nasconde dinamiche di sfruttamento estremo.
Questa vicenda mostra con crudezza quanto sia distante la realtà dalla narrazione edulcorata che spesso circonda il mondo dei cavalli. Dietro l’immaginario dei prati verdi e della vecchiaia serena, per molti equidi c’è un destino ben diverso: quello di essere trattati come strumenti, come mezzi di produzione da sfruttare fino all’ultimo, per poi sparire in filiere opache che cancellano identità e tutele. La manipolazione dei dati nella Banca Dati Nazionale non è un dettaglio tecnico: è il grimaldello che permette di trasformare un cavallo in un numero da eliminare, aprendo la strada a sofferenze, trasporti estenuanti e macellazioni illegali. È fondamentale che processi come questo facciano emergere la verità e mostrino quanto sia urgente ripensare radicalmente il modo in cui la nostra società considera e tratta gli equidi.
Questo caso è emblematico perché, secondo l’accusa, ci troviamo alla presenza di un gruppo organizzato particolarmente attivo, che faceva uso di articolate modalità operative e che non lesinava l’utilizzo di false attestazioni al fine di realizzare il suo disegno criminale. Le varie forme di maltrattamento organizzato di animali, infatti, presuppongono l’esistenza a monte di un’associazione senza la quale l’obiettivo illegale non può essere realizzato.
Alla luce delle tre proposte di legge che si stanno discutendo alla Camera, questo processo risulta essere ancora più emblematico: proporre il divieto di macellazione è un passo importante, ma non basta.
È necessario intervenire sul modello economico e culturale che regge l’utilizzo degli equidi, altrimenti il rischio è quello di ottenere una riforma che cambia le etichette senza cambiare davvero la vita degli animali. Servono controlli efficaci, responsabilità economica permanente per chi utilizza gli equini e standard vincolanti che mettano al centro il loro benessere, non la sostenibilità del settore .
Ringraziamo l’avvocato Massimiliano Canè per l’assistenza legale prestata a LAV nel procedimento.