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Peste Suina Africana: il Piemonte consente la caccia aperta giorno e notte. LAV: pronti ad impugnare l'ordinanza!

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Ultimo aggiornamento

mercoledì 16 marzo 2022

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Come ampiamente prevedibile, la gestione dell’emergenza legata alla diffusione della peste suina africana si sta trasformando in un pretesto per consentire di derogare a qualsiasi limite imposto alla caccia. E’ quanto accade in Piemonte dove, il 15 marzo, è stata approvata l’ordinanza n.15 che consente di aggirare ogni limite imposto da norme e regolamenti per consentire di andare a caccia di cinghiali a qualsiasi ora del giorno e della notte, su tutto il territorio regionale, aree protette comprese.

Con il pretesto di eradicare la PSA, l’ordinanza firmata dal Presidente Cirio, apre invece le porte dell’area infetta ai cacciatori e ai loro mezzi per procedere alla cattura dei cinghiali, un rischio intollerabile perché è risaputo che i veicoli possono diventare pericolosi vettori del virus trasferendolo in zone al momento indenni, mentre il disturbo arrecato ai cinghiali ne favorisce la mobilità portandoli a uscire dall’area infetta, anche quelli colpiti dal virus. Due fatti che possono determinare la rapida diffusione della PSA in zone al momento indenni.

“L’ordinanza piemontese è un coacervo di violazioni delle norme nazionali ed europee come non è mai accaduto di vederne in alcuna altra occasione – dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV Animali Selvatici – per questo siamo già al lavoro per impugnarla avanti il TAR di Torino.”

L’atto della Giunta regionale, prevede infatti di utilizzare i visori notturni, strumento vietato dalle norme europee, consente inoltre l’uccisione degli animali con sparo da veicoli, la cattura dei cinghiali da parte degli agricoltori anche se privi di licenza di caccia, tutte attività vietate dalle norme nazionali. Infine, ma comunque estremamente grave, tutte queste attività sono state decise senza neppure richiedere uno specifico parere a ISPRA, l’istituto nazionale che deve essere sempre consultato quando sono organizzate operazioni che prevedono l’uccisione di fauna selvatica.

L’ordinanza consente inoltre, su tutto il territorio regionale libero dall’infezione, la caccia al cinghiale con il metodo della braccata, un sistema molto apprezzato dai cacciatori, ma che comporta grandissimo stress agli animali che sono costretti a fuggire dalle mute di cani aizzate loro contro. Per questo motivo è un sistema di caccia che viene messo al bando nelle aree a rischio contaminazione da PSA, perché comporta il movimento di animali sani e non e quindi il pericolo concreto di espansione dell’area infetta dal virus. 

“Evidentemente la Regione Piemonte tiene più a soddisfare le richieste dei cacciatori che la sicurezza del territorio e il contenimento della PSA, visto che anche lo stesso ISPRA evidenzia che nei paesi europei dove la PSA è stata affrontata con la caccia indiscriminata, il virus ha avuto una rapida diffusione – conclude la LAV – anche per questo chiederemo al TAR Piemonte di annullare con urgenza l’ordinanza regionale.”