Si investono risorse per ripopolare i polpi e contenere il granchio blu, ma la pesca continua senza sosta. Serve una scelta più coraggiosa.
Vi ricordate il video in cui parlavamo del granchio blu? Avevamo spiegato che nel Mediterraneo il polpo è uno dei suoi principali predatori naturali. Grazie alla sua straordinaria strategia di caccia, attacca il granchio alle spalle, immobilizza le chele e rompe il carapace con il suo potente becco prima di nutrirsene.
E allora perché il granchio blu continua ad essere così presente?
Il nodo della questione è che il numero dei polpi non è sufficiente a esercitare un controllo naturale su una popolazione di granchi blu ormai estremamente presente. Tra le cause principali c’è la forte pressione della pesca sul polpo nel Mediterraneo, una delle aree dove questa specie viene sfruttata più intensamente. A questo si aggiungono pratiche illegali, come la cattura di individui troppo piccoli e il bracconaggio, che compromettono il ciclo vitale di un animale già di per sé estremamente vulnerabile: il polpo vive appena uno o due anni e, dopo la riproduzione, muore.
Se continuiamo a ridurre il numero dei suoi predatori naturali, possiamo davvero aspettarci che il granchio blu venga contenuto spontaneamente?
Per questo è nato progetto Octo-Blu, sviluppato dall’Università di Bologna nel centro di Cesenatico e sostenuto dalla Regione. I ricercatori dell’Università di Bologna stanno, infatti, lavorando a un progetto che prevede l’allevamento dei polpi in cattività, il rilascio in mare di larve e giovani individui e l’installazione di tane artificiali sui fondali. Le prime sperimentazioni sono già iniziate nei fondali di fronte a Riccione e potrebbero essere estese ad altre aree dell’Adriatico, come Goro e Comacchio.
Per noi questa non è la soluzione.
Ha senso investire risorse per allevare e riprodurre in cattività una specie che continuiamo contemporaneamente a uccidere massivamente in natura e tutto l’anno? Oppure sarebbe più logico affrontare il problema alla radice, introducendo misure più efficaci per ridurre la pressione di pesca sul polpo e consentire alle popolazioni naturali di ricostituirsi? Per noi no.
È una domanda scomoda, soprattutto perché tocca interessi economici importanti. Eppure vale la pena porsela: da un lato si spendono risorse per contenere il granchio blu e ripopolare il mare di polpi; dall'altro si continua a sfruttare proprio quella specie che potrebbe contribuire naturalmente a limitarne la diffusione.
Oltretutto, le capacità cognitive e la complessa etologia di questa specie, purtroppo sempre percepita solo come pietanza, sono note da decenni tanto che è l’unico invertebrato riconosciuto e regolamentato come “animale” nelle statistiche legate ai fenomeni di sperimentazione nei laboratori europei sotto decreto legislativo 26/2014; capacità talmente complesse da avere intelligenza centrale e periferica distribuita nei tentacoli oltre a cure parentali da parte della madre che protegge i suoi cuccioli garantendo la giusta ossigenazione grazie al movimento dell’acqua per mesi senza alimentarsi proteggendo la tana fino alla morte.
La vera sfida non è trovare nuove soluzioni artificiali , ma permettere agli ecosistemi di recuperare i loro equilibri naturali rispettandoli. È necessario un divieto totale di pesca al polpo!