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Referendum su riforma giustizia: cosa prevede e quali interrogativi pone

Da sempre noi di LAV individuiamo nelle azioni legali uno strumento fondamentale di tutela degli animali.

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lunedì 02 febbraio 2026

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Appuntamento al 22 e 23 marzo

Il referendum sulla riforma della giustizia chiama cittadine e cittadini a esprimersi su una profonda modifica dell'assetto giudiziale delineato dalla Costituzione. Pur non trattandosi di un intervento che incide direttamente sui tempi dei processi o sulle singole regole procedurali, la proposta referendaria della maggioranza ridisegna l'organizzazione della magistratura, i suoi organi di autogoverno e il relativo sistema disciplinare.

La questione, già di per sé importantissima per ognuno di noi, riveste a livello associativo una rilevanza particolare, poiché LAV da sempre individua nelle azioni legali uno strumento fondamentale di tutela degli animali. Tutto ciò che attiene al sistema giustizia ci interessa quindi doppiamente, come membri della società civile e come difensori degli animali.

COME CAMBIEREBBE LA TUTELA GIUDIZIALE DEI DIRITTI DEGLI ANIMALI?

Non esiste una risposta univoca, ma la domanda non può di certo prescindere da un'analisi generale della proposta.

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
Il primo pilastro della riforma è la separazione costituzionale delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura requirente, tema che occupa gran parte del dibattito pubblico sulla questione, ma che, come vedremo, non esaurisce da solo la portata del referendum. Attualmente giudici e pubblici ministeri appartengono infatti a un unico ordine: accedono tramite lo stesso concorso, condividono un percorso formativo comune e, seppur in casi molto limitati, possono cambiare funzione nel corso della carriera. Questo assetto è stato tradizionalmente giustificato anche dalla necessità di garantire una cultura giurisdizionale condivisa.
La riforma supera il suddetto modello, prevedendo due ordini distinti e separati, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, con l'obiettivo dichiarato di rafforzare la terzietà del giudice, rendendo strutturalmente più netta la distinzione tra chi accusa e chi giudica. In quest'ottica tale separazione comporta degli effetti strutturali notevoli poiché si riflette direttamente sugli organi di autogoverno. Il Consiglio Superiore della Magistratura, oggi unico, verrebbe infatti sdoppiato in due distinti CSM: uno per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente. Entrambi verrebbero presieduti dal Presidente della Repubblica. Il Primo Presidente della Corte di Cassazione sarebbe membro di diritto del CSM giudicante, mentre il Procuratore Generale presso la Cassazione lo sarebbe del CSM requirente.

COMPOSIZIONE DEI DUE ORGANI DI AUTOGOVERNO
Questo ci porta conseguenzialmente a parlare di un altro tema fondamentale della riforma, ossia quello relativo alla composizione dei due organi di autogoverno. Ciascun CSM sarebbe formato da membri togati e laici secondo nuove modalità di selezione. Un terzo dei componenti laici verrebbe infatti estratto a sorte da un elenco di professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio, compilato dal Parlamento in seduta comune. I restanti due terzi dei componenti, di natura togata, verrebbero invece estratti a sorte tra tutti i magistrati appartenenti al rispettivo ordine.

CREAZIONE DI UN NUOVO ORGANO COSTITUZIONALE
Un ulteriore elemento centrale della proposta referendaria è la creazione di un nuovo organo costituzionale: l'Alta Corte disciplinare, alla quale verrebbe attribuita in via esclusiva la funzione disciplinare per tutti i magistrati ordinari, oggi invece esercitata dalla sezione disciplinare del CSM. Le altre funzioni – assunzioni, trasferimenti, progressioni di carriera e valutazioni di professionalità – resterebbero invece in capo ai due CSM.
L'Alta Corte sarebbe composta complessivamente da quindici membri. Sei sarebbero laici: tre nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio; tre estratti a sorte da un elenco, con gli stessi requisiti, predisposto dal Parlamento in seduta comune. I restanti nove membri togati, sei giudici e tre pubblici ministeri, verrebbero estratti a sorte tra magistrati con almeno venti anni di esercizio e con esperienza nelle funzioni di legittimità.

SISTEMA DELLE IMPUGNAZIONI
Una novità significativa riguarda anche il sistema delle impugnazioni: le decisioni disciplinari dell'Alta Corte non sarebbero più impugnabili davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, ma riesaminate all'interno della stessa Alta Corte in diversa composizione.

POSSIBILI BENEFICI?
Nel dibattito pubblico, i promotori della riforma evidenziano alcuni possibili benefici del nuovo assetto: una maggiore chiarezza dei ruoli, una più netta imparzialità del giudice, una riduzione dei conflitti “percepiti” tra accusa e giudizio e una maggiore specializzazione delle funzioni. Si tratta, tuttavia, di miglioramenti che non deriverebbero direttamente da un cambiamento delle regole processuali, ma che potrebbero eventualmente manifestarsi come conseguenza sul lungo termine.

FRAMMENTAZIONE DELL'UNITÀ DELLA MAGISTRATURA
A fronte di tali possibili benefici, emergono tuttavia anche alcuni interrogativi. La separazione delle carriere e lo sdoppiamento degli organi di autogoverno determinerebbero una frammentazione dell'unità della magistratura e introdurrebbero un sistema più articolato, nel quale il peso dei membri laici – nominati dal Presidente della Repubblica e selezionati tramite sorteggio da liste predisposte dal Parlamento – risulterebbe molto incisivo all'interno della composizione dell'Alta Corte (rapporto di 9 a 6). Secondo molti questo aspetto solleverebbe dubbi circa la tenuta complessiva dell'indipendenza non solo dei PM, ma in generale dell' intera magistratura, soprattutto in relazione a procedimenti giudiziari che coinvolgono interessi economici, sociali o politici rilevanti e dunque potenzialmente contrari agli interessi politici.

MODALITÀ DI SELEZIONE
Non meno importante è il dibattito sulle modalità di selezione dei membri dei vari organi, laddove l'attuale sistema elettivo sarebbe soppiantato da un sistema per sorteggio. Secondo i promotori, tale modalità garantirebbe una maggiore imparzialità e toglierebbe forza alle varie correnti presenti all'interno del Consiglio Superiore della Magistratura, tutelando così la libertà individuale del singolo magistrato. I contrari non mancano di far notare invece che, impedendo ai magistrati di scegliere i propri rappresentati, si rischia di rafforzare indirettamente la componente non togata dell'organo, il cui sorteggio, tra l'altro, non sarebbe “puro” come quello dei colleghi togati, ma temperato, poiché eseguito sulla base di una lista predisposta dal Parlamento.

UNA SCELTA DI ORGANIZZAZIONE DELL'INTERO SISTEMA GIUDIZIALE
Il quesito, dunque, si presenta all'elettore come una scelta di organizzazione dell'intero sistema giudiziale, destinata a produrre effetti rilevanti per il futuro della giustizia italiana. In un contesto caratterizzato da una forte polarizzazione del dibattito intorno ad una materia di elevata complessità, pensiamo che il compito delle società civile sia quello di informarsi e informare, favorendo una riflessione consapevole e priva di pregiudizi.

Comprendere nel dettaglio la struttura della riforma e quali possano esserne i possibili effetti è un passaggio essenziale per poter prendere una decisione passibile di incidere sull'equilibrio tra poteri dello Stato e, in ultima analisi, sulla capacità della magistratura di operare in maniera efficace nei vari processi. Compresi, ca va sans dire, quelli a difesa dei diritti degli animali.

LIBERI DI FARE LA SCELTA MIGLIORE (ANCHE) PER I DIRITTI DEGLI ANIMALI

Tornando alla domanda di partenza, e considerata la disamina di entrambe le posizioni, lasciamo al lettore la libertà di farsi una propria idea e di fare la scelta migliore (anche) per i diritti degli animali.

Appuntamento, dunque, al 22 e 23 marzo per votare Sì o No al quesito referendario, che, essendo confermativo, sarà valido a prescindere dal quorum. A tal proposito, come associazione ci auguriamo che la politica si decida ad eliminare anche per il referendum abrogativo l'antiquato quorum del 50% dei votanti e, andando oltre, a adottare una forma di “referendum propositivo”, automaticamente abrogativo delle norme incompatibili.

Buon voto a tutti.