Alcuni segnali incoraggianti dalla Commissione, che però è in ritardo di anni sulla revisione delle normative.
il 7 luglio è stata pubblicata la Livestock Strategy, ovvero il documento di strategia della Commissione europea sul tema dell’allevamento di animali a scopi alimentari.
Nel documento si leggono segnali timidamente incoraggianti di considerazione di alcune delle priorità di intervento, tra cui: la data di fine 2026 per vedere finalmente una bozza di revisione legislativa sull’allevamento di galline “ovaiole” e sui polli “da carne”; il divieto graduale dell’uso di gabbie, anche se non appare chiaramente l’inclusione di tutte le specie, ma solo di quei settori dove la transizione viene definito “fattibile”; una proposta di revisione per le norme di tutela dei maiali entro la metà del 2027; la definizione di requisiti di importazione equivalenti obbligatori per quanto riguarda Paesi extra UE e il divieto di uccisione per triturazione o gassificazione dei pulcini maschi nati nella filiera delle uova. Viene anche nominata la necessità di prevedere adeguati strumenti di finanziamento per queste modifiche, per esempio, quindi, tramite la Politica agricola comune.
Sul trasporto di animali vivi, la Commissione indica di voler considerare possibili alternative all’esportazione di animali vivi verso Paesi terzi per la macellazione, ma indebolisce il proprio impegno nel dire semplicemente che verrà fatta una nuova consultazione con gli stakeholder coinvolti. Il trasporto su camion, navi e altri mezzi espone gli animali sistematicamente a condizioni pesantissime, a maggior ragione in periodi di caldo estremo come questo, che abbiamo tutti potuto sentire sulla nostra pelle.
La Commissione riporta quindi questi punti di intervento formalmente, e su questi dovrà dare conto. Ciò accade, comunque, anni in ritardo rispetto alle promesse fatte dalla Commissione stessa, che avrebbe dovuto presentare delle bozze di nuove leggi entro il 2023.
Un ritardo grave, che ritarda ulteriormente la possibilità di garantire alcune tutele in più agli animali rinchiusi negli allevamenti, e ancora sottoposti alla crudeltà delle gabbie e ad una serie di pratiche efferate.
Proprio per ribadire l’urgenza di fare passi avanti siamo stati in piazza a Roma, davanti alla rappresentanza italiana della Commissione UE, per chiedere che finalmente ci sia un’azione concreta, oltre che a Bruxelles davanti al Parlamento europeo, per chiedere che le norme vergognose sul trasporto di animali siano completamente riviste. Nell’autunno, ci aspettiamo anche la sentenza sul caso dove siamo intervenuti proprio contro la Commissione presso la Corte di Giustizia dell’UE, per chiedere conto del ritardo sul divieto di utilizzo di gabbie.
E mentre continuiamo a lavorare per ottenere questi passi avanti attraverso miglioramenti legislativi, gli animali allevati ogni giorno subiscono violenze e privazioni, in un sistema basato sul loro confinamento e sul controllo di ogni aspetto della loro vita, a partire dalla loro genetica.
Solo un cambiamento radicale potrà mettere davvero al riparo gli animali dai maltrattamenti che subiscono costantemente. Gli abusi e le sofferenze, anche quelli legali, non sono giustificabili. Noi continueremo ad impegnarci per farle emergere e per contrastare questo modello produttivo che imprigiona e costringe gli animali a una vita breve e misera, e che va superato.