Importante analisi dell’EFSA dimostra che queste sofferenze sono scientificamente ingiustificate.
Ogni anno, l’industria dei pesticidi nell’Unione Europea utilizza e uccide migliaia di cani in dolorosi e anacronistici test di tossicità orale. Un’importante analisi dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) dimostra però che queste sofferenze sono non solo eticamente inaccettabili, ma del tutto scientificamente ingiustificate.
Esaminando ben 461 sostanze attive, gli esperti hanno demolito il falso mito secondo cui il cane possederebbe una "sensibilità specifica" indispensabile per proteggere la salute umana. Come emerge dallo studio [1]: "The evidence obtained in the retrospective analysis showed that, in 97% of the cases for ADI and 95% for AOEL, observed interspecies differences in established no observed adverse effect levels (NOAELs) were attributable to experimental and biological variability, differences in study design and/or allometric scaling, rather than reflecting a genuine dog-specific sensitivity."
In altre parole, la quasi totalità delle reazioni osservate nei cani non derivava da una reale vulnerabilità biologica, ma da semplici variabili di laboratorio, stress o disturbi locali come il vomito, del tutto irrilevanti per l'uomo. Per porre fine a questa barbarie, l’EFSA propone ora una strategia basata sui metodi alternativi che non fanno uso di animali (NAMs), come modelli in vitro e simulazioni informatiche.
La scienza moderna parla chiaro: continuare a torturare i nostri fedeli compagni a quattro zampe per puri automatismi burocratici è un atto di crudeltà. Proteggere i cani dalla sperimentazione non è solo un dovere morale imprescindibile, ma la sola scelta rigorosa per una vera ricerca del futuro.
Firma anche tu per una ricerca senza animali
[1] https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2026.10239