Nel decreto 'Milleproroghe 2026', il Governo ha scelto di cancellare i divieti. Non possiamo accettarlo!
La nostra difesa dei divieti nasce dalla necessità del superamento del modello animale che crea false aspettative, di contro, i divieti innescherebbero il cambiamento atteso e necessario per lo sviluppo di modelli human-based, dando maggior valore alla ricerca nazionale e rendendola competitiva nel contesto scientifico mondiale che sta investendo nei modelli animal-free.
Problemi immunologici
In particolare, casi noti di
xenotrapianto da animale a uomo hanno evidenziato gravi complicanze e notevoli sofferenze
nei pazienti, con una sopravvivenza massima di circa 60 giorni. Anche nei
modelli sperimentali di xenotrapianto tra animali di specie diverse (ad esempio
da maiale a primate), la sopravvivenza osservata è stata di pochi mesi.I tentativi di trapianto di organi animali, prevalentemente suini, nell’uomo
hanno evidenziato criticità significative, tra cui rigetti frequenti e
infezioni gravi. La compatibilità a lungo termine resta irrisolta e gli esiti
clinici osservati finora hanno condotto al decesso dei pazienti.
Rischi di zoonosi
Oltre ai problemi
immunologici, sono da prendere in seria considerazione i rischi di zoonosi,
infatti, l'uso intensivo di immunosoppressori favorisce il
"salto di specie" di virus latenti e facilita la trasmissione di
agenti patogeni, come ad esempio i retrovirus endogeni suini, aumentando il
pericolo di insorgenza di nuove patologie epidemiche e il rischio di diffusione
di specie batteriche resistenti agli antibiotici. L'impiego di animali
geneticamente modificati introduce ulteriori variabili biologiche, che possono
alterare la risposta immunitaria e la dinamica delle infezioni, rendendo il rischio
zoonotico ancora più difficile da prevedere e controllare.
Rischi genetici
Si sottolineano, inoltre, i potenziali
rischi genetici in quanto esiste la possibilità che elementi genetici mobili si
trasferiscano dall'organo animale ai tessuti della persona ricevente, tali elementi
possono integrarsi in nuovi siti del genoma ospite, alterandone la struttura e
la funzione, con il rischio di insorgenza di mutazioni genetiche e patologie,
incluse neoplasie.
Le valvole cardiache già in uso di origine animale impiantate nell’uomo queste non sono considerate xenotrapianti come anche i trapianti di cellule, ad esempio tumorali, che quindi non ricadono all’interno dei divieti in discussione.
Analogamente, nel campo delle dipendenze, l’utilizzo di modelli animali si è dimostrato inadeguato a rappresentare la complessità del fenomeno umano, che coinvolge ovvie dimensioni cognitive, psicologiche, relazionali e sociali non riproducibili in un animale oltretutto stabulato in laboratorio e che non sviluppa spontaneamente forme di dipendenza (basti pensare al fumo).
La concezione della dipendenza come semplice comportamento compulsivo o abituale, tipica dei modelli animali, non è compatibile con la realtà umana, dove l’uso di sostanze rimane, anche nei soggetti dipendenti, un comportamento finalizzato e regolato dalle sue conseguenze.
Comprensione degli effetti
Le molecole afferenti alla classificazione
delle sostanze d’abuso possono dare effetti quali allucinazioni, alterazione
della percezione e dello stato di coscienza; effetti collaterali più o meno
gravi e debilitanti non solo specie-specifici, ma che vengono ben compresi
grazie all’espressione del linguaggio che manca, invece, totalmente negli
animali.
In ogni caso, occorre sapere che l’introduzione di sostanze, come le
droghe, viene processata da enzimi che possono variare, nella loro funzione,
in base a molti fattori: età, sesso, assetto ormonale, malattie, alimentazione
e stile di vita.
E’ del tutto evidente come la sperimentazione di una singola
sostanza somministrata in maniera controllata in laboratorio ad un roditore/animale,
non possa rendere nemmeno analogicamente l’idea di quanto succede negli umani,
che a loro volta differenziano gli effetti secondo l’età, il genere, la
quantità e tipologia di sostanze assunte e il loro mix, il contesto
d’assunzione, la presenza di concomitanti patologie psichiatriche, lo stato di
salute generale dell’organismo e la storia d’assunzione.
Inefficacia nell'uomo
Inoltre, molti trattamenti
farmacologici sviluppati a partire da modelli animali si sono successivamente
dimostrati inefficaci nell’uomo, comportando un ingente spreco di risorse.
Oltre al fatto contrario dove sostanze tossiche sono, invece, state immesse in
commercio grazie agli studi su animali. Basta pensare al tabacco dove le
multinazionali del tabacco riuscirono a dimostrare che il fumo è assolutamente
innocuo portando alla conclusione che fumare non è cancerogeno in quanto non si
riuscì a riprodurre lo stesso fenomeno negli animali studiati*.
A livello internazionale, la ricerca biomedica si sta orientando verso metodologie avanzate basate sulla biologia umana, capaci di migliorare l’affidabilità dei risultati, la sicurezza delle cure e l’efficacia degli interventi preventivi. In questo contesto, la decisione di eliminare tutele precedentemente introdotte rappresenta un passo indietro per il sistema scientifico italiano, favorendo pratiche sempre più controverse sotto il profilo scientifico ed etico.
Nuove metodologie
Esistono già ottimi metodi per
studiare la tossicologia e la farmacologia, cioè i principi attivi di sostanze,
attraverso test sui vari tipi di cellule umane. Infatti, tecnologie come il brain-on-chip,
l’elettrofisiologia umana in vitro e i modelli computazionali avanzati, oltre
all’epidemiologia offrono già oggi strumenti più attendibili, etici e moderni
per la ricerca in questo campo.
Solo per fare un esempio, sono stati sviluppati modelli in vitro complessi che combinano organoidi di mesencefalo ventrale, striato e corteccia umani. Questi "assembloidi" ricreano i circuiti dopaminergici e consentono di studiare gli effetti delle sostanze d’abuso. In particolare, l’esposizione cronica alla cocaina ha prodotto alterazioni morfologiche, funzionali e trascrizionali persistenti anche dopo la sospensione del farmaco, evidenziando la potenzialità di questi modelli come alternativa avanzata ai modelli animali nello studio della neurobiologia delle dipendenze.
Nel 2024 è stato sviluppato un sistema multi-organo su chip che riproduce in vitro l’overdose da oppioidi e il trattamento farmacologico; basato su cellule umane consente di valutare l’efficacia terapeutica e di monitorare possibili effetti tossici su cuore, fegato e muscolo scheletrico, migliorando la predittività dei risultati clinici rispetto ai tradizionali modelli animali.
Già nel 1929 Fritz Lickint aveva pubblicato un articolo in cui evidenziava una correlazione tra fumo di sigaretta e cancro ai polmoni. Nel 1940 l'Istituto Tedesco per la ricerca sui rischi del tabacco diffuse uno studio relativo a 109 casi di cancro dove solo tre soggetti erano non fumatori. Altre ricerche dei primi anni '50 di Doll e Hill in Inghilterra e Hammond e Wynder negli Stati Uniti hanno dimostrato, sempre su base epidemiologica (cioè sulla base di studi statistici sulla popolazione), il legame esistente tra fumo di sigaretta e cancro ai polmoni.
L'accettazione della correlazione tra tabagismo e cancro ai polmoni non è stata però immediata. Anzi, erano dovuti passare decenni prima che questa diventasse parte della coscienza comune e in seguito trovasse riscontro in disposizioni legislative di contrasto al fumo. Molti tra gli stessi medici erano fumatori, e anche studiosi di primo piano come Hueper o Carson, che pure condussero battaglie importanti contro i danni provocati dall'uso di sostanze chimiche nell'industria, tardarono a considerare l'importanza del fumo nella patogenesi dei tumori polmonari.
Nel 1968 la Philip Morris dichiarava: "non si è ancora avuta nessuna chiara dimostrazione dei danni del fumo da sigaretta nonostante i milioni di dollari spesi in ricerca": cioè in sperimentazione su animali.