Home | Notizie | "Venerdì Pesce": facciamo conoscenza con il cefalo

"Venerdì Pesce": facciamo conoscenza con il cefalo

Può superare i 70-80 cm e i 4 kg di peso e può vivere fino a 20 anni in natura, ma non in allevamento, dove viene ucciso ad 1-2 anni.

Leggi l'articolo

Ultimo aggiornamento

venerdì 24 aprile 2026

Topic


Condividi

Aiutaci a proteggerlo e a chiedere maggiori tutele

Con la rubrica Venerdì Pesce vogliamo offrire un'alternativa concreta: scegliere prodotti vegetali al posto del pesce e dei suoi derivati significa contribuire a ridurre lo sfruttamento intensivo e l'uccisione indiscriminata di miliardi di animali acquatici. Un piccolo cambiamento nel piatto può fare una grande differenza per chi vive sott'acqua.


FAI CONOSCENZA CON IL CEFALO

Mugil cephalus

Il cefalo, o muggine (Mugil cephalus), è un pesce osseo teleosteo della famiglia dei Mugilidae, ed è diffuso in tutti i mari tropicali, subtropicali e temperati caldi del pianeta.

Dal corpo cilindrico e affusolato, dorso grigio-azzurro, ventre argenteo e grandi squame, ma è in grado di modificare il proprio colore, sebbene non in modo drastico o rapido come i cefalopodi (seppie o polpi).

Può superare i 70-80 cm e i 4 kg di peso e può vivere fino a 20 anni in natura, ma non in allevamento, dove viene ucciso ad 1-2 anni.

Nel Mediterraneo è comune, soprattutto lungo la costa, sia a fondo duro che a fondo mobile, ma è molto frequente anche nei pressi di foci di fiumi o in altri sbocchi di acqua a bassa salinità. È infatti un pesce “euralino”, cioè in grado di sopportare variazioni di salinità molto ampie. È quindi possibile trovare il cefalo nel periodo primaverile ed estivo in fiumi o lagune, anche se alcuni individui scelgono di trascorrere l’intera vita in mare.

Oltre alla diversa salinità il cefalo riesce a tollerare anche una vasta gamma di temperature, dalle acque calde a quelle più fredde ed è possibile trovarlo a diverse profondità, anche se di solito non scende sotto i 10 metri.

Nel Mediterraneo si riproduce da ottobre a dicembre e sin da giovane il cefalo è gregario: è facile osservarli mentre si muovono insieme alla ricerca di cibo, specialmente sul fondo, nutrendosi di alghe, piccoli molluschi, piccoli crostacei e spugne.

Ad insidiare la vita del cefalo è la pesca commerciale in mare e nelle lagune, che avviene, per la cattura di questa specie, con reti da posta, nasse, e sciabiche. Nelle acque fluviali e di foce, invece, il cefalo viene catturato soprattutto con le reti a bilancia.

Il cefalo è un pesce molto ricercato anche dai pescatori sportivi, per la sua astuzia e per la forza con cui si difende una volta all'amo.

Per quanto riguarda l’allevamento del cefalo, questo ha origini antiche e viene tuttora praticato, anche in Italia, soprattutto in Sardegna, laguna di Orbetello e Delta del Po, dove ad esempio le Valli di Comacchio vedono allevamenti di cefali in promiscuità con anguille, spigole e orate.

Il cefalo viene spesso allevato, infatti,  insieme ad altre specie (anguille, orate, branzini) per via della sua capacità di adattarsi a diverse salinità e del suo ruolo trofico nel pulire i fondali. Il modello allevatoriale si basa su individui giovani di diverse specie, tra cui il cefalo calamita, il cefalo dorato, il cefalo bosega e il muggine comune, prevalentemente catturati in natura.  

In Italia viene sfruttato per la sua carne, ma anche per la bottarga, tipico prodotto sardo, che altro non è che le sacche ovariche del cefalo femmina, salate e trattate.

Il cefalo è un pesce estremamente adattabile che vive spesso all'interno di porti o foci inquinate ed ha una grande capacità di filtrare il fondale. Questa sua caratteristica lo rende un accumulatore di sostanze inquinanti presenti nell’ambiente, e, conseguentemente, se pescato o allevato in zone portuali o acque inquinate, il consumo delle sue carni e derivati può essere rischioso per la salute umana.

A minacciare il cefalo, oltre che la pesca e gli allevamenti ittici, è anche un batterio, recentemente isolato e responsabile di mortalità di numerosi individui in alcune popolazioni di cefalo comune del Mar Ionio

Nel novembre 2025, infatti, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata (IZSPB) ha isolato e sequenziato il Photobacterium damselae subsp. piscicida, un batterio patogeno Gram-negativo che colpisce tipicamente le specie ittiche in allevamento.

Il riscontro di questo batterio in popolazioni selvatiche rappresenta una minaccia per l’ecosistema marino locale e chiarisce ulteriormente come la diffusione di patogeni dagli allevamenti ittici all'ambiente selvatico sia un rischio concreto.

Aiutaci a tutelare il cefalo e tutti gli abitanti del mondo acquatico, scegli di non mangiarli

COSA PUOI FARE TU
Ricorda che le tue scelte quotidiane a tavola fanno la differenza, scegli di non mangiare animali acquatici, opta per una alternativa vegetale!

SCOPRI DI PIÙ SUGLI ANIMALI ACQUATICI E SUL LORO SFRUTTAMENTO


Photo: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mugil_cephalus_leaping.jpg