Demonizzato, pescato, trasportato ed esposto spesso vivo sui banchi frigo, dove muore tra atroci sofferenze.
(Callinectes
sapidus)
Il granchio
blu o granchio reale blu è un crostaceo decapode brachiuro della
famiglia portunidae, tipico di estuari, lagune e ambienti salmastri, ma
presente anche in acque dolci e marine costiere, a profondità da 0 a 90 metri
con fondali di sabbia o fango
È una specie autoctona delle coste atlantiche del continente americano, dove viene pescata per il consumo delle sue carni.
Il granchio blu ha il carapace largo oltre il doppio della lunghezza e due denti a forma triangolare sulla fronte, mentre le altre 9 paia di denti sono presenti sui lati del carapace, di cui i più grandi sono gli ultimi due nella parte posteriore, dove formano una sorta di spine.Le chele sono molto robuste e più lunghe degli altri 8 arti ed assumono sulla punta una colorazione aranciata nelle femmine e blu nei maschi. Proprio dalle chele che, salvo nella punta, hanno il colore blu per tutti gli individui, deriva il nome di questa specie.
L'addome, piccolo, appiattito e ripiegato sotto il torace, nel maschio ha una forma a “T”, mentre nella femmina ha una forma triangolare. La colorazione del lato dorsale del carapace va dal grigiastro al verde oliva con riflessi blu, mentre le spine sui bordi del guscio possono avere un colore rossastro. La taglia massima riportata in letteratura per il granchio blu è una larghezza di 22,7 cm nel maschio e di 20,4 per la femmina. In ogni caso, mediamente la longevità del granchio reale blu è di 3 o 4 anni, ma può arrivare a otto.
Raggiunge la maturità sessuale tra i 12 e i 18 mesi di vita in base alla temperatura ambientale, dopo circa 18 mute dalla fase larvale. L’accoppiamento avviene in acque salmastre a bassa salinità e il maschio può accoppiarsi più volte nella vita, mentre la femmina una volta sola e in una finestra temporale molto breve. La femmina depone una media di 2 milioni di uova che tratterrà sotto l’addome fino alla schiusa che avverrà contemporaneamente. Alla schiusa sopravvivrà solo lo 0,000001% di larve planctoniche, in grado di viaggiare per lunghe distanze in mare, contribuendo alla diffusione della specie.
Il granchio blu ha un’alimentazione onnivora con una dieta scarsamente specializzata e basata su pesci, altri crostacei, molluschi e materiale vegetale. Inoltre gli individui adulti sono cannibali, nutrendosi frequentemente di altri individui, soprattutto se di taglia più piccola.
Essendo un animale poco esigente e capace di adattarsi, è stato introdotto e si è acclimatato al di fuori del suo areale naturale, come il mare del Nord, il mar Baltico, il mar Nero, il mar Mediterraneo e il Giappone. I motivi di introduzione sono da riscontrarsi nell’introduzione accidentale, dovuta a stadi larvali pelagici rilasciati con le acque di zavorra delle navi, o il trasporto passivo su scafi.
Segnalato sulle coste atlantiche europee dall'inizio del Novecento e nel mediterraneo orientale dagli anni ’30, oggi il granchio blu è presente e naturalizzato in tutto il Mediterraneo, con effetti sulle comunità biologiche autoctone, essendo un predatore vorace.
In Italia il settore dell’acquacoltura ha lamentato danni economici in particolare nella produzione di vongole e cozze, e il governo italiano, attraverso il Ministero dell'Agricoltura, ha risposto con stanziamenti d'emergenza e piani di contenimento, puntando sia alla cattura con smaltimento, che alla creazione di una filiera commerciale, cercando un'occasione di ulteriore profitto per gli operatori del settore ittico.
Ormai da tempo è stata infatti creata una filiera commerciale per il granchio blu, demonizzato, pescato, trasportato ed esposto spesso vivo sui banchi frigo, per poi morire tra atroci sofferenze
Tuttavia, il granchio blu, pur non avendo tutti i predatori presenti nel suo areale di origine, ha comunque un eccellente predatore nel Mediterraneo: il polpo, che attacca i granchi alle spalle, bloccandone le chele e spezzando il carapace con il becco per poi cibarsene.
Il reale problema è l’assenza, a fronte di un numero elevato di granchi blu, di un numero altrettanto sostanzioso di polpi nel Mediterraneo, a causa della insostenibile pressione pesca su questa specie. Il Mediterraneo è infatti una delle aree a più alta pressione di pesca per il polpo e la cattura intensiva insieme al mancato rispetto delle regole (pesca di individui troppo piccoli o bracconaggio) minacciano il ciclo di vita del polpo, che vive solo 1-2 anni.
La pesca continua dei polpi, predatori naturali del granchio blu, rappresenta un elemento decisivo per il contenimento naturale della diffusione di questa specie alloctona e in assenza di una limitazione o sospensione della pesca dei polpi, risulta difficile immaginare un controllo realmente efficace del granchio blu.
Più in generale, la comparsa di nuove specie è il risultato di migrazioni naturali favorite dal riscaldamento, di introduzioni legate alle attività umane, come il trasporto marittimo e l’acquacoltura, e di identificazioni tardive di specie già presenti, ma difficili da individuare. Non è dunque corretto attribuire la responsabilità a singoli organismi, come ad esempio il granchio blu. La vera minaccia alla biodiversità è l’alterazione profonda degli ecosistemi acquatici causata dall’azione umana.
In questo contesto, il granchio blu diventa emblema di un paradosso economico: è vittima di un sistema che tende a privilegiare il profitto rispetto alla tutela degli equilibri naturali.
La sua diffusione mette infatti a rischio l’allevamento della vongola filippina, anch’essa specie alloctona introdotta a fini commerciali, ma oggi considerata una risorsa da proteggere per il suo valore economico.
COSA PUOI FARE TU
Ora che conosci meglio questo abile animale acquatico, ingiustamente demonizzato.
Ricorda che le tue scelte quotidiane a tavola fanno la differenza, scegli di non mangiare animali acquatici, opta per una alternativa vegetale!
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