Un gigante del mare reso sempre più piccolo dalle attività umane, fino a cambiarne il DNA.
Crudelmente conosciuto più per il nome del “prodotto”: se essiccato “stoccafisso”, se salato e stagionato “baccalà”, ma in realtà conosciamo meglio il fantastico animale che è il merluzzo!
Ha un corpo slanciato, con testa grande e allungata e un muso caratterizzato da mascella superiore prominente, un barbiglio in quella inferiore e di una bocca ampia con denti sviluppati.
La livrea è variabile, dal brunastro al verdastro sul dorso, che è cosparso di macchie grigiastre, verdastre o brune, talvolta biancastre, mentre diventa più sfumato sui fianchi
Può raggiungere i due metri di lunghezza, i 96 kg di peso e vivere fino a 25 anni, nei quali vive in banchi durante il giorno per sparpagliarsi e raggiungere il fondo di notte per cacciare. Alcune popolazioni possono compiere lunghe migrazioni per raggiungere le aree riproduttive, mentre altre sono stanziali.
Suo malgrado è una delle specie ittiche più importanti per la pesca commerciale a livello mondiale, che lo cattura soprattutto con reti a strascico sia di fondo che pelagiche, ma può essere vessato anche dai pescatori sportivi.
Il livello di sfruttamento di questo animale è tale che la IUCN lo ha classificato come “vulnerabile”, anche per via del fatto che il merluzzo può riprodursi solo molti anni di vita.
Sulla capacità di resistere della specie, nonostante la sua vulnerabilità, è interessante la ricerca del Geomar Helmholtz Centre for Ocean Research di Kiel, in Germania, pubblicata su Science Advances, nella quale i ricercatori hanno scoperto i gravi effetti antropici sul genoma del merluzzo del Baltico.
Nel giro di un paio di decenni la taglia media del merluzzo del Mar Baltico, infatti, si è notevolmente ridotta: fino alla fine del secolo scorso un esemplare giunto a piena maturazione poteva essere lungo più di un metro, e pesare fino a 40 chilogrammi, mentre oggi in molti casi si ferma a una ventina di centimetri.
La pressione esercitata dalle attività umane ha quindi provocato un’accelerazione nei processi evolutivi, spingendo gli individui a diventare più piccoli. Sembrerebbero essere cambiati anche i geni, con un fenomeno che viene chiamato selezione direzionale, cioè gli individui con i geni per una maturazione più lenta, che determina una dimensione inferiore, e quindi con maggiori probabilità di sfuggire alla pesca, sono risultati favoriti rispetto a quelli a crescita più veloce.
Purtroppo, però, i merluzzi piccoli si riproducono anche di meno, rispetto a quelli grandi, e ciò spiega perché, nonostante il divieto di pesca di questa specie nel mar Baltico già da sei anni, non vi sia alcun segno di ripresa della popolazione, come hanno mostrato gli ultimi dati, aggiornati al 2025.
Il danno provocato dalle attività umane, non solo nel Mar Baltico, sembra irreversibile, anche perché aggravato da profondi cambiamenti dello stato del mare. Questa è un’evidenza della assoluta necessità di tutelare la biodiversità e il patrimonio genetico delle creature acquatiche.
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