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"Venerdì Pesce": facciamo conoscenza con il salmone

Il grande migratore dei fiumi, sempre più minacciato dall'uomo.

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Ultimo aggiornamento

venerdì 19 giugno 2026

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Aiutaci a proteggerlo e scegli di non mangiarlo!

Il salmone è completamente assente dal mar Mediterraneo e non si trova né nelle acque dolci italiane né in quelle dell'Europa Meridionale.
In passato, però, ci sono fonti storiche che raccontano di salmoni che risalivano le acque dei fiumi in Spagna e in Portogallo, e fonti dell’antica Roma riportano di Salar che risalivano il Reno, ma ormai quelle specie sono estinte. 
Questa specie è stata invece introdotta a scopo commerciale in Cile, Argentina, Nuova Zelanda e Australia. 

Il salmone principalmente presente nel mercato italiano è il Salmone Atlantico (salmo salar), che proviene principalmente da allevamenti in Norvegia, Scozia, Irlanda e Canada.

Il salmone dell’Atlantico è un pesce osseo d'acqua dolce e marina e unica specie di salmone presente naturalmente nell'oceano Atlantico, di cui questo pesce ama le acque fredde e temperate. 

È simile alla trota di mare, dalla quale si riconosce soprattutto per la bocca che raggiunge il bordo posteriore dell'occhio senza superarlo e per la testa in proporzione più piccola rispetto al corpo. 

Il corpo è fusiforme e slanciato, con una livrea che cambia a seconda se in mare, dove è argentea con dorso bluastro o grigio e ventre bianco e punti neri sui fianchi, mentre quando inizia la risalita la colorazione diventa più vivace e meno argentea. 

Si tratta di una specie anadroma: la riproduzione avviene nel tratto alto dei fiumi,  ma dopo 1-6 anni i giovani si spostano in mare dove vivono fino alla maturità sessuale, quando affrontano una nuova migrazione, fino ai siti di riproduzione (tranne le popolazioni delle acque salmastre del mar Baltico, che non effettuano migrazioni riproduttive).

I salmoni, dopo un periodo in mare, per riprodursi risalgono i fiumi fino al luogo in cui sono nati che riconoscono dall’olfatto. Nel sito di riproduzione, la femmina scava una buca nella ghiaia dove depone le uova, che il maschio feconda.

Dopo la deposizione, la maggior parte dei maschi muore, e la metà delle femmine sopravvive, anche se poche riescono a riprodursi nuovamente.

Le uova si schiudono in primavera: le larve restano nascoste fino a esaurire il sacco vitellino, poi iniziano a nutrirsi e crescere fino a quando, dopo più di un anno, verso i 10-15 cm di lunghezza e solitamente nelle notti di primavera, percorrono il viaggio in banchi, andando verso in mare.

In mare, inizialmente vivono vicino agli estuari nutrendosi di crostacei, per poi spostarsi al largo e adottare una vita pelagica nutrendosi di altri pesci. In natura il salmone vive anche fino a 13 anni, raggiungendo 1,5 metri di lunghezza e arrivando anche a 40 kg di peso.

Il colore rosato delle sue carni lo ha reso un pesce altamente richiesto dal mercato ed è anche una delle specie più sfruttate e devastate da pesca e allevamento. 

La pressione della pesca commerciale al salmone è molto elevata e praticata prettamente con vari tipi di rete da posta. A minacciare il salmone è anche la pesca sportiva, con pescatori che lo insidiano durante la faticosa risaluta dei fiumi per la riproduzione.

Il salmone, impegnato nel viaggio di risalita, una volta che abbocca all’amo di chi attenta alla sua vita, lotta con tutte le sue forze per liberarsi e, anche se il combattimento con il pescatore alle volte si risolve con la liberazione del salmone, l’animale sarà comunque  devastato per proseguire il viaggio. 

Il salmone Atlantico è anche una delle specie di pesci più sfruttate negli impianti di itticoltura, dove viene  allevato in gabbie in mare, ad altissima densità, nutrito con mangimi ( fino a 3 kg di pesce per un kg del proprio peso) e in pessime condizioni igienico sanitarie.

Gli individui allevati sono frutto di sfruttamento, pessime condizioni di vita e ibridazioni che ne hanno alterato le caratteristiche. Inoltre i salmoni allevati hanno un successo riproduttivo minore e solitamente sono pieni di parassiti  come il c.d. pidocchio del salmone.

I pidocchi si nutrono della pelle, del muco e del sangue dei salmoni, causando ferite, lesioni cutanee e rendendo i pesci vulnerabili a infezioni batteriche e virali. L'infestazione è una delle cause principali dell'elevata mortalità negli allevamenti, dove la parassitosi si diffonde rapidamente a causa dell’alta densità di animali in acqua.  

Questa situazione già terribile per i salmoni allevati, viene aggravata dal fatto che gli individui in allevamento spesso sfuggono e si mescolano con le popolazioni naturali, alterando le caratteristiche della specie e abbassando la sopravvivenza della prole.

Inoltre, gli individui allevati che riescono a fuggire dall’allevamento introducono nelle popolazioni naturali parassiti che causano morie di massa tra i selvatici. 
Ora che conosci meglio questo instancabile e nostalgico pesce, che nuota controcorrente anche 100 km al giorno pur di riprodursi nel luogo in cui è nato, rispettalo e aiutaci a proteggerlo.  

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