Salvare l'uomo e la cavia non è estremismo

Riceviamo e pubblichiamo dal filosofo Leonardo Caffo la sua replica all’articolo “Salvare l’uomo e la cavia: diritti degli animali, no all’estremismo”, scritto da Enrico Bucci e Gilberto Corbellini, pubblicato dal sole24ore.it .

Siamo concordi con Caffo nel rivendicare, fin dalle nostre origini statutarie (1977), che salvare l’uomo e la cavia non è estremismo: siamo convinti che scienza ed etica possano lavorare per il bene comune. Prendiamo le distanze da ogni azione violenta, da strumentalizzazioni o da informazioni veicolate senza neppure interpellarci. Ci domandiamo: il “pensiero unico” non è una forma di estremismo?

 

“Chi conosce la mia posizione sui diritti animali sa che li ho sempre intesi come una semplice e naturale protuberanza del vivere civile, dell’essere razionali, della comprensione più profonda del darwinismo da un lato, del pensiero morale dall’altro. Non distinguo tra buoni e cattivi, al massimo tra chi ha già compreso che la vita è vita, e non la si offende mai senza una ragione incontrovertibile, e chi è ancora convinto che esistano esseri viventi di serie A, altri di serie B.

Recentemente un ricercatore torinese è diventato suo malgrado famoso per aver ricevuto, a seguito dei suoi esperimenti sui macachi, dei proiettili a casa da un sedicente gruppo di animalisti: un fatto terribile che ci riporta a una mentalità mafiosa, vendicativa, e che deve indurre tutta la società civile a dare tutta la solidarietà possibile al ricercatore in questione. Quelli non erano animalisti, ma delinquenti, e il dibattito dovrebbe concludersi qui e al massimo essere ricondotto sul perché centinaia di scienziati e filosofi, senza nessun proiettile, considerino immorali e ingiustificati esperimenti sugli animali. Di questo si, dovremmo parlare davvero.

Ovviamente, come al solito, non è andata così. Sulle pagine de Il Sole 24 Ore del 2 settembre 2019 Enrico Bucci e Gilberto Corbellini scrivono un articolo che dividerei idealmente in due parti distinte - una buona, l’altra pessima e degna di un analfabetismo funzionale culturale gravissimo che sono certo non gli appartenga. È malafede.

In quella buona, Bucci e Corbellini, sostengono che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio; l’animalismo è anche altra cosa, ci sono argomenti morali, non tutti sono dei terroristi, ecc. In quella pessima, assai più lunga, leggiamo nell’ordine: (1) sfottò a circa quarant’anni di dibattito filosofico sviluppato nelle principali università del mondo (“qualsiasi cosa significhi parlare di diritti in relazione agli animali”); (2) falsità storiche gravi (un presunto animalismo dei gerarchi nazisti e di Hitler, che non mangiava carni rosse per allergie e aveva al massimo simpatia per i cani, come mi auguro ne abbiano Bucci e Corbellini); (3) che nelle commissioni etiche che valutano gli esperimenti il benessere animale sia centrale (è falso, ne ho fatto parte, contano interessi di parte, lobbistici, spesso economici e poco legati alla scienza); (4) che l’animalismo sottragga diritti agli esseri umani (sin da Peter Singer, decano di  filosofia a Princeton in avanti, antispecismo significa equiparazione degli animali a livello degli umani, mai viceversa); (5) che non sussistano margini di dialogo con l’animalismo (falso, ammesso da volermi considerare un animalista e non semplicemente un filosofo, invito volentieri Corbellini e Bucci a un dialogo pubblico, spesso mi sono trovato solo perché le controparti non si presentavano al dibattito).

Mentre scrivo questa risposta sono su un aereo: solco a ottocento chilometri orari il cielo, assisto a sonde mandate su Marte e a una scienza che ha fatto così tanti progressi che, al pensiero che debbano ancora essere abusate delle vite animali per imparare qualcosa mi tremano i polsi. Fin dove non agiscono interessi di parte, o di economia, nel continuare a usare animali per scoprire ciò che potremmo studiare senza? Per di più, parliamo di animali intelligenti su cui abbiamo già scoperto, loro malgrado, sensibilità morali, attività cosciente e spesso addirittura autocosciente, capacità di soffrire, percezione della temporalità, capacità sorprendenti e delicate.

Per di più, quali che siano i risultati di cui parlano Bucci e Corbellini, se eticamente è ingiustificato abusare di una vita cosciente quale che sia lo scopo tutto, semplicemente, si deve fermare. Non è così? Attendo da Bucci e Corbellini non una serie di luoghi comuni ma un’argomentazione degna per cui la vita di una scimmia o di un ratto dovrebbe valere meno della mia. Siamo diversi? Certo: lo siamo anche io e Bucci e Corbellini, ma la diversità non è discriminazione morale. Diversità significa imparare a stare al mondo. Viviamo in un’epoca triste ma interessante, come ogni epoca di crisi del resto: lo spazio per ambientalismi o animalismi, insomma per pensieri radicali non antropocentrici, oggi appare è immenso: il mondo trema, la biodiversità si appiattisce, le altre forme di vita soccombono a un peso di cui non conoscono responsabilità. Il New York Times ha appena pubblicato un articolo sul perché non dovremmo prendere in giro gli animalisti, cito “perché comunque vada hanno ragione loro”. Da noi no, da noi anche su giornali autorevoli vige il pensiero medievale e il mantenimento dello status quo. Fa dunque impressione leggere da due persone così colte e preparate nei loro mestieri, un abuso così sconsiderato di luoghi comuni e inesattezze; per dirla con Einstein, “potete insultarci, denigrarci, essere in disaccordo con noi. Ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarci: perché facciamo le cose, perché facciamo progredire l’umanità”. Io penso a un mondo in cui scienza ed etica si tengono davvero insieme, senza proiettili ma anche senza stronzate. Cari Bucci e Corbellini, con le argomentazioni quando volete.”

Leonardo Caffo

Filosofo e saggista