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Riaperte catture e commercio di oltre 70 specie di pesci per il mercato italiano

Una mossa spinta dal solo interesse economico che costringerà nuovamente più animali ad una “vita” in cattività.

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mercoledì 18 febbraio 2026

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Animali esotici

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Solo un favore a chi lucra sulla pelle degli animali.

La “lista positiva” di sei specie animali appartenenti alle specie esotiche stilata poco più di tre anni fa dal Ministero della Salute di concerto con il Ministero dell’Ambiente è stata incredibilmente “allungata” di ben 65 specie, per un totale di 71 specie che ora possono essere prelevate direttamente in natura, commercializzate e detenute nelle case degli italiani.  

La richiesta di aggiungere queste specie alle 6 già previste è stata fatta dall’AIPA, l’Associazione italiana piccoli animali, che rappresenta gli operatori del settore acquariologia, quindi coloro che hanno tutto l’interesse a poter vendere e far vendere quanti più pesci possibile, meglio se esotici e particolari.

L’ISPRA, come si può leggere nel Decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’altro ieri, ha purtroppo dato parere favorevole all’introduzione di 65 nuove specie tra quelle proposte.  

Unico diniego è stato dato solo per 6 specie perché a rischio estinzione ai sensi dei criteri della “Lista Rossa UICN”e per altre 3 per rischi alla salute umana, e nonostante questi criteri di impossibilità al commercio, l’AIPA ne aveva comunque chiesto l'inserimento, in barba alla tutela delle specie e della tutela della salute umana. 

Tra le 71 specie presenti nella nuova lista positiva, tuttavia, vi sono specie come Pesce ventosa che viene dalle acque dolci dell’Asia e il Mosquito Rasbora che viene dalle acque dolci dell’Indonesia che hanno già il potenziale per diventare vulnerabili. Invece di lasciarli liberi a casa loro, è stato ben deciso che potranno essere catturati in natura, commercializzati e detenuti in casa, così da avere la certezza di renderli certamente, sul lungo periodo, in pericolo Margherita Martinelli, area animali esotici LAV

Non sorprende che la maggior parte delle specie inserite nella nuova lista sia già oggetto di commercio nel mercato dell’acquariologia, un settore che in Italia movimenta volumi tutt’altro che marginali.

I dati del World Integrated Trade Solution mostrano che nel 2022 l’Italia ha importato circa 319 tonnellate di pesci ornamentali vivi, mentre nel 2023 le importazioni sono salite a oltre 418 tonnellate, confermando una crescita significativa del settore in termini di volume fisico.

In termini quantitativi, l’estensione della lista positiva da 6 a 71 specie incide direttamente sulla dimensione potenziale del fenomeno. Sebbene le statistiche commerciali siano espresse in peso e non consentono di ricavare direttamente il numero di animali coinvolti, anche adottando ipotesi estremamente conservative, l’ordine di grandezza rimane comunque nell’ambito di milioni di animali l’anno.  

Un dato che evidenzia come il commercio di pesci ornamentali rappresenti un fenomeno di ampia scala, rispetto al quale le scelte normative hanno un impatto potenzialmente rilevante sia sul piano ambientale che sul benessere animale e conferma come la spinta principale alla modifica normativa sembri rispondere più a esigenze economiche del settore che a una reale valutazione dei bisogni di tutela animale e ambientale.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una politica del Governo che privilegia gli interessi economici rispetto a una visione davvero orientata alla tutela della biodiversità, della salute pubblica e del benessere animale. Un passo indietro rispetto alla tutela degli animali.