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Anche Science conferma: urgente cambiare menu, per salvare il pianeta

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Ultimo aggiornamento

martedì 17 novembre 2020

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Le emissioni causate dal sistema alimentare globale sono sufficienti a impedire il raggiungimento degli obiettivi climatici previsti dagli Accordi di Parigi e ciò accadrebbe anche se fossero annullate tutte le emissioni da altre fonti.

La conclusione netta e tagliente proviene da un nuovo studio a cura dall’Università di Oxford, dopo quello apparso su Nature nel 2018pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Science.

Alcuni fatti:

  • l'obiettivo dell'accordo di Parigi sul clima è quello di limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 gradi centigradi o 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali;
  • gli aumenti di temperatura globale che supereranno queste soglie causeranno ondate di calore estreme, inondazioni, scarsità d'acqua, diffusione di malattie e altro;
  • si prevede che la produzione alimentare dovrà crescere del 50% entro il 2050, per nutrire la popolazione prevista (WRI);
  • il sistema alimentare è una delle principali fonti di emissioni di gas serra, emette circa il 30% del totale globale, spiega lo studio, ma la riduzione delle emissioni legate al cibo riceve meno attenzione, forse perché queste emissioni possono sembrare un costo ambientale “inevitabile”;
  • oggi il consumo di carne è responsabile del 14,5% delle emissioni totali. Tra le ragioni: le emissioni di metano, derivanti dal processo digestivo e dalla gestione del letame dei ruminanti allevati per carne o latte, la deforestazione e la coltivazione monoculture per la produzione di mangimi.

I ricercatori dell’Oxford Martin School and Nuffield Department of Population Health hanno individuato il passaggio ad un’alimentazione prevalentemente a base vegetale come l’azione più efficace in termini di risparmio di emissioni di gas serra, rispetto ai limiti imposti dagli Accordi di Parigi. [1]

L’ulteriore conferma della necessità di comprendere l’urgenza del cambiamento epocale che deve avvenire nel sistema alimentare. Il tempo, infatti, è un aspetto essenziale: più si va avanti, più drastiche dovranno essere le misure da adottare per riparare – se riusciremo – ai danni climatici. E sulle misure drastiche stiamo imparando tutti qualcosa, con l’emergenza sanitaria in corso.

Il primo passo immediato che chiediamo alle istituzioni è di implementare un’attività di informazione (anche tramite l’etichettatura degli alimenti) dei cittadini sul reale impatto ambientale del loro consumo di cibi di origine animale, e sui vantaggi che comporta l’alimentazione 100%vegetale.

Il ricorso alla tassazione della carne potrebbe essere il secondo passo da compiere. Le basi scientifiche ci sono tutte.

Paola Segurini, Area Scelta Veg e Roberto Bennati, Direttore Generale LAV

 

[1] Le altre strategie inerenti al cibo esaminate, cioè: corretto consumo di calorie giornaliere, colture ad alta resa, riduzione dello spreco alimentare e agricoltura ad elevata efficienza

Foto: (C) Jo-Anne McArthur / We Animals