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Abbandonata perché “diversa”: la gattina Musetta salvata dallo Sportello LAV di Lucca

Aveva appena un mese di vita quando è stata abbandonata sotto la pioggia, in mezzo alla strada. Grazie a una segnalazione e all'intervento di LAV, oggi la gattina vive felice e in compagnia.

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Ultimo aggiornamento

venerdì 09 gennaio 2026

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La storia della gattina è diventata uno strumento educativo per parlare di inclusione nelle scuole

Era poco più grande di una mano e aveva appena un mese di vita quando è stata abbandonata sotto la pioggia, in mezzo alla strada. Una gattina disabile, con il labbro leporino, lasciata sola perché considerata “brutta” e indesiderata.

All’inizio la vita della micia era come quella di tanti altri cuccioli: il calore della mamma, il profumo rassicurante del suo pelo, i fratellini addormentati uno sull’altro. Poi l’apertura degli occhi e la scoperta del mondo, dei colori e degli umani, di cui la mamma si fidava. Ma proprio uno sguardo umano ha cambiato tutto.

Quando qualcuno si è accorto che la sua bocca era diversa, la curiosità si è trasformata in paura, il gioco in rifiuto. Parole dure, pronunciate senza pensare al loro peso, hanno segnato il destino della gattina. “È un mostro”, “nessuno la vorrà”. E così, invece di ricevere cure e protezione, è stata allontanata, chiusa in una gabbia e abbandonata lontano da casa, senza la mamma e senza i fratelli.

La notte passata nascosta sotto una catasta di legna, al freddo e con la fame, è stata lunga e spaventosa. Poi, allo stremo delle forze, il miagolio disperato. A rispondere non sono stati gli umani che l’avevano lasciata, ma due sconosciuti. Persone che, invece di vedere una “diversità”, hanno visto una vita da salvare e hanno segnalato il caso allo Sportello LAV contro i maltrattamenti sugli animali di Lucca.

In quel momento la gattina ha trovato non solo soccorso, ma anche un nome: Musetta. E soprattutto la promessa che non sarebbe mai più stata sola.

Oggi Musetta vive in una casa piena di animali e di persone diverse, unite dalla stessa storia di riscatto. Un piccolo lieto fine che nasce da una grande crudeltà, ma che si è trasformato in uno strumento educativo. La sua storia infatti viene raccontata nelle scuole ai bambini per spiegare che la diversità non è qualcosa da temere o rifiutare, ma una ricchezza. E che il rispetto degli animali – e degli altri – comincia sempre da uno sguardo capace di vedere oltre le apparenze.