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Nina e suo figlio Maverick liberati da un futuro di sofferenza e privazioni

Lei 10 mesi di vita alla catena e il suo cucciolo nato per essere sfruttato. Sono salvi grazie allo Sportello LAV di Bologna contro i maltrattamenti sugli animali.

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Ultimo aggiornamento

martedì 12 maggio 2026

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Un collare di metallo ormai troppo stretto perfino per il suo piccolo collo

Per dieci lunghi mesi non ha conosciuto carezze, cure veterinarie né il conforto di una mano gentile. Per tutti era solo un cane da usare.  Quando lo Sportello LAV contro i maltrattamenti sugli animali di Bologna l’ha trovata, Nina - prima chiamata Thea -  viveva legata ad una catena nella bassa bolognese con un collare di metallo ormai troppo stretto perfino per il suo piccolo collo. Trascorreva le sue giornate in uno stato di totale abbandono, lontana un solo metro da una baracca nella quale non riusciva nemmeno a entrare per ripararsi dal sole cocente, dalla pioggia o dal freddo. 

Strappata alla madre quando aveva appena un mese di vita, era stata considerata fin da subito un “cane sbagliato”:  Nina era stata infatti presa per occuparsi degli ovini presenti sul posto, in quanto simil pastore maremmani, ma ben presto i suoi detentori non l’hanno considerata idonea per quel ruolo. Per questo il suo destino si è trasformato subito in un incubo: partorire un cucciolo che potesse sostituirla. 

Con pochissimo cibo, senza acqua e costretta ad affrontare una gravidanza in un contesto fatiscente e degradante, Nina ha cercato aiuto dove poteva. E quell’aiuto è arrivato da chi non ha scelto di voltarsi dall’altra parte. Alcuni vicini, mossi da profonda sensibilità, hanno iniziato a occuparsi di lei: l’hanno nutrita, accudita e accompagnata durante la gravidanza, aiutandola perfino nel parto. Sono stati loro a darle anche il primo vero gesto d’amore della sua vita: il nome Nina. 

Dopo qualche mese, Nina ha partorito il cane Full, ora Maverick, che fin da subito è stato impiegato nel ruolo che gli era stato affidato.  Full beveva acqua piovana o direttamente quella che riusciva a trovare nel recinto delle pecore, scappava spesso per nutrirsi presso altre famiglie o catturava volatili per poi cibarsene. Era tenuto rinchiuso in una vecchia cascina disabitata ed utilizzata come deposito attrezzi, senza una cuccia o un adeguato giaciglio, a volte anche per interi giorni. 

Quando una volontaria dello Sportello si è resa disponibile ad adottare Nina, i vicini e lo Sportello LAV si sono immediatamente attivati per consentire il suo recupero. Dopo i necessari controlli, Nina si è finalmente lasciata alle spalle la sua vita di sofferenza. Oggi vive in una casa dove è amata ogni giorno accanto a due splendidi compagni di viaggio con cui ha costruito un rapporto di fiducia, gioco e serenità. È gioiosa, reattiva, e sta percorrendo con entusiasmo il suo nuovo cammino di vita.