Ma qual è la situazione dei nuovi progetti di allevamenti ittici in Italia?
Il progetto per il primo allevamento di polpi alle Canarie è stato definitivamente bloccato: Nueva Pescanova ha infatti ufficialmente rinunciato alla costruzione di quello che sarebbe stato il primo allevamento intensivo di polpi al mondo, previsto a Gran Canaria. Si tratta di una vittoria storica. Insieme a Eurogroup For Animals e Ciwf avevamo iniziato a seguire e contrastare questo progetto, contribuendo a mantenere alta l'attenzione su una pratica che avrebbe comportato gravi implicazioni per la tutela di questi animali.
Sebbene la rinuncia di Nueva Pescanova rappresenti un traguardo importante, il nostro impegno non si ferma qui. Come sappiamo, altre aziende stanno continuando a investire nella possibilità di allevare polpi in diverse parti del mondo. Per questo è fondamentale proseguire il lavoro congiunto per ottenere divieti nazionali e a livello dell'Unione europea, così da impedire che questa forma di allevamento si sviluppi altrove. La questione, inoltre, non riguarda solo i polpi. L'acquacoltura è un settore in continua espansione e la crescita degli impianti di allevamento continua a sollevare rilevanti preoccupazioni sul piano etico, ambientale e sanitario. È quindi necessario continuare a promuovere modelli più sostenibili e rispettosi degli animali e degli ecosistemi.
In Italia, lo sviluppo dell'acquacoltura non passa solo attraverso la costruzione di grandi strutture visibili sulla costa, ma si concentra principalmente su gabbie offshore in mare aperto e su impianti tecnologici a ricircolo chiuso (RAS) realizzati a terra. La crescita del settore procede con una certa cautela. Nonostante gli oltre 8.000 chilometri di coste, l'Italia dispone ancora di un numero limitato di concessioni per impianti offshore. L'opposizione delle comunità locali, preoccupate per gli impatti paesaggistici e ambientali, insieme a iter autorizzativi complessi e lunghi, ha finora rallentato l'apertura di nuovi siti. Tuttavia, l'aumento della domanda di prodotti ittici e la crescente pressione sul comparto lasciano prevedere un'intensificazione degli investimenti. A livello globale, infatti, l'acquacoltura ha ormai superato la pesca di cattura come principale fonte di produzione di animali acquatici destinati al consumo umano.
In questo contesto, il biennio 2025-2026 evidenzia una progressiva evoluzione del settore anche in Italia. I progetti attualmente in fase di costruzione, ampliamento o autorizzazione avanzata si concentrano principalmente lungo due direttrici: da un lato lo sviluppo di impianti a terra basati sulla tecnologia RAS (Recirculating Aquaculture System), promossi come sistemi più controllabili e teoricamente a ridotto impatto sull'ambiente marino; dall'altro la realizzazione o l'espansione di siti destinati all'ingrasso di grandi specie marine, come il tonno rosso, che continuano a suscitare un ampio dibattito per le loro implicazioni ambientali, etiche e gestionali.
Inoltre, se i cantieri di terra si focalizzano su sistemi RAS, i cantieri di mare, invece, si stanno concentrando anche sulla delocalizzazione offshore di gabbie oggi lungocosta. Analizzando la mappa dei principali cantieri e progetti operativi per il 2025-2026 si individuano progetti di nuovi impianti tecnologici a terra (Sistemi RAS) in numerose iniziative in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte, dove vecchie risorgive e canali vengono riconvertiti in impianti RAS destinati principalmente all'allevamento della trota iridea.
Parallelamente, il biennio 2025-2026 è caratterizzato dall'avanzamento di alcuni controversi progetti dedicati all'allevamento e all'ingrasso del tonno rosso nel Mar Tirreno. Tra questi, il più avanzato riguarda l'impianto offshore previsto tra Battipaglia e Cetara, in provincia di Salerno, che prevede l'installazione di grandi gabbie galleggianti in mare aperto destinate all'ingrasso degli animali. Si tratta di interventi che hanno suscitato un acceso dibattito pubblico, ma che comunque stanno procedendo.
Un'ulteriore tendenza riguarda la delocalizzazione degli allevamenti esistenti verso aree sempre più lontane dalla costa. In Liguria, in particolare nel Golfo dei Poeti e nell'area del Savonese, i progetti previsti per il 2025-2026 prevedono il trasferimento delle attuali gabbie per spigole e orate in siti interamente offshore, situati a diverse miglia nautiche dalla terraferma. Questa scelta è stata motivata dalla volontà di sfruttare le correnti marine per favorire la dispersione dei residui organici e ridurre l'impatto paesaggistico lungo la costa. Tuttavia, lo spostamento degli impianti non elimina le criticità strutturali del settore: rimangono infatti aperte le questioni relative alle condizioni degli animali allevati, agli effetti sugli ecosistemi marini e ai potenziali rischi per la salute e la sostenibilità ambientale.
È chiaro quindi che la strada da percorrere sia ancora lunga. Se il blocco del progetto di allevamento dei polpi rappresenta un precedente importante, l'espansione dell'acquacoltura dimostra che le sfide da affrontare restano numerose. I nuovi progetti di allevamento ittico, in Italia e nel resto d'Europa, confermano la necessità di continuare a monitorare il settore, promuovere normative più efficaci e sostenere un dibattito pubblico informato sulle conseguenze etiche, ambientali e sanitarie di questo modello produttivo.
L'obiettivo non può essere semplicemente spostare gli allevamenti o renderli più efficienti dal punto di vista tecnologico, ma ripensare il sistema alimentare nel suo complesso superando il modello fondato sullo sfruttamento degli animali e orientandosi verso produzioni e consumi alternativi.