Uno degli ecosistemi marini più ricchi e delicati del Pianeta, un mondo sommerso che rischia di essere distrutto per sempre.
Lo stretto di Hormuz, tra Iran e Oman, è al centro del conflitto internazionale attuale, essendo un passaggio strategico per il petrolio.
I conflitti degli ultimi mesi nella regione stanno lasciando un segno devastante sull’habitat di questi animali. Bombardamenti, attacchi a infrastrutture energetiche e incidenti in mare stanno trasformando il Golfo in un’area di grave crisi ecologica.
Lo stretto di Hormuz è uno degli ecosistemi marini più ricchi e fragili del pianeta, dove animali acquatici, organismi e mammiferi marini si sono adattati a temperature e salinità al limite della sopravvivenza, creando un ecosistema unico.
Qui vivono delfini, megattere, tartarughe, squali, coralli e dugonghi. Molte specie presenti sono già in forte declino e a rischio estinzione a causa della perdita di habitat, del disturbo umano e della pesca, come il delfino dell’Oceano Indiano, la tartaruga embricata, lo squalo balena e lo squalo pinna nera.
In questo spazio largo appena una trentina di chilometri vivono anche un centinaio di megattere arabe, popolazione unica e geneticamente isolata da circa 70.000 anni, che rappresenta un caso unico al mondo di megattera stanziale. Infatti, a differenza delle altre megattere che attraversano gli oceani, le megattere arabe non migrano e per loro il Golfo è casa, non un corridoio di passaggio. Queste megattere si sono adattate a livelli di calore e salinità che molti oceani del pianeta raggiungeranno nel 2050 e per comprendere il futuro del pianeta sono quindi oggetto di osservazione e studi.
Ma a rischio è anche una delle specie simbolo della regione: il dugongo. Il Golfo infatti ospita una delle popolazioni di dugongo più importanti al Mondo (settemila individui). Questo, mammifero erbivoro, detto anche “mucca di mare” è fondamentale per l’equilibrio delle praterie marine. Già vittima di inquinamento, pesca e colpito spesso dai motori delle navi, il dugongo è una specie in pericolo di estinzione, che ora rischia ulteriormente a causa degli attacchi a petroliere e infrastrutture che aumentano gli sversamenti di petrolio nell’area.
Anche se sommerso e lontano dalla vista, il mondo è lo stesso, schiacciato dagli effetti di un conflitto che rischia di cambiare per sempre un ecosistema così importante. Ad essere colpiti dagli effetti della guerra sono infatti tutti gli animali acquatici: il rumore subacqueo causato dalle navi, i sonar militari e le esplosioni interferiscono con la comunicazione dei cetacei e disorientano numerose specie, mentre sostanze inquinanti si accumulano lungo la catena alimentare.
Il golfo Persico è un mare a ricambio lento, che impiega circa cinque anni per un ricambio completo delle proprie acque e questo significa che i contaminanti possono accumularsi e stratificarsi negli anni. Plastica e residui petroliferi causano la morte di animali e organismi, intossicandoli nel tentativo di nutrirsi, e praterie marine, bloccando il filtraggio della luce e impedendo la fotosintesi. Non si salvano neanche di uccelli marini migratori ai quali il petrolio annulla l’impermeabilità del piumaggio, determinando per loro ipotermia e annegamento.
La gravità di quanto sta realmente accadendo all’ecosistema marino nello stretto di Hormuz è anche difficile da monitorare allo stato attuale, dato che i ricercatori non hanno più accesso al campo.
Questo vuoto di conoscenza è destinato a pesare per molto tempo anche dopo la fine del conflitto, così come le cicatrici devastanti resteranno nell’ecosistema ben oltre la fine della guerra e forse qualcosa è andato già irrimediabilmente perduto.
Gli equilibri della politica internazionale, mossi dai soliti interessi economici, non considerano i fondamentali equilibri naturali e gli animali acquatici continuano ad essere le vittime innocenti, gravemente considerate sacrificabili, quando il loro ruolo è di protagonisti fondamentali a tutela della biodiversità.
È importante capire che il cuore pulsante del pianeta non è l’essere umano con i suoi giochi di potere, ma sono gli ecosistemi, assolutamente fondamentali per la vita sulla Terra. Questi non sono solo paesaggi da ammirare, distruggere e ricostruire a piacimento, ma sono complessi sistemi interconnessi che regolano il clima, purificano l'aria e l'acqua, e sostengono la biodiversità.
È l’equilibrio degli ecosistemi ad essere fondamentale per la sopravvivenza biologica e umana. Per questo la loro tutela dovrebbe essere la priorità.