Caccia: TAR di Brescia accoglie nostro ricorso e ferma Piano uccisioni cinghiali

Oggi, con specifica Ordinanza, il Tar di Brescia ha disposto la sospensione del “Piano Cinghiali” (Decreto della Regione Lombardia n. 3695, del 15.3.2018) con cui venivano autorizzate le uccisioni dei cinghiali sul territorio Provinciale di Brescia per il periodo che va dal 2018 al 2021.

La decisione del Tribunale Amministrativo Regionale fa seguito al ricorso presentato dalla nostra associazione insieme alla LAC, in cui le due sottolineavamo i vari profili di illegittimità del “Piano”, argomentando inoltre, con il supporto di copiosa documentazione scientifica, l’illegittimità e l’inutilità di un piano di uccisioni ai fini di una efficace gestione della presenza degli ungulati.

Si tratta di una decisone importante, sia perché, a seguito della nostra tempestiva iniziativa, si interviene a bloccare sino a dicembre prossimo, mese in cui il Tar deciderà in via definitiva sul ricorso, una vera e propria strage di animali, sia perché l’Ordinanza, rilevando come il Decreto regionale presenti numerosi aspetti di inconsistenza, sottolinea che esso implicitamente riconoscerebbe l’insufficienza di quanto fatto sul piano dei metodi ecologici dissuasivi: un fatto gravissimo poiché questi rappresentano uno dei presupposti per l’autorizzazione dell’abbattimento che, in quanto extrema ratio, dovrebbe essere consentita solo laddove fosse dimostrata l’inefficacia dell’adozione di adeguate misure non cruente.

Purtroppo solo pochi giorni fa, l’11 giugno, la Regione Lombardia ha approvato una nuova delibera che permetterà agli agricoltori provvisti di licenza di abbattere i cinghiali durante tutto il corso dell'anno. Un nuovo duro colpo per gli animali, vittime della caccia 365 giorni l’anno, e una beffa per i cittadini che continueranno a finanziare gli indennizzi agli agricoltori (fra il 2013 e il 2017 sono stati erogati dalla Regione indennizzi per 1.669.989 euro per i danni all'agricoltura causati dai cinghiali), ai quali sarà inoltre consentito di sparare tutto l’anno, senza che la gestione della convivenza tra uomo e ungulati possa trarne alcun beneficio.

Non ci stanchiamo di ribadire che la caccia non solo non risolve i problemi, ma addirittura li incrementa, per l’evidente conflitto di interessi dei cacciatori stessi, per questo continueremo ad agire per le vie legali e politiche, al fine di bloccare ogni possibile tentativo di introdurre provvedimenti strumentali alla lobby dei cacciatori e degli agricoltori, in violazione delle leggi nazionali, che non producono alcun risultato, se non quello di alimentare stragi su stragi di animali innocenti.