Maratona Telethon, cosa si nasconde dietro la colossale raccolta fondi

Torna la  maratona Telethon, la più imponente raccolta fondi per la ricerca “scientifica” che coinvolge media, banche, internet e persino i supermercati. Un ingranaggio enorme che, attraverso una colossale e costosa campagna pubblicitaria, smuove il portafoglio di parecchi cittadini, ignari che molti dei fondi raccolti finanziano studi che fanno ampio uso di animali.

Sul loro sito, infatti, nonostante affermino che “Telethon si pronuncia in maniera forte” contro il maltrattamento di animali, è disponibile un elenco lunghissimo di studi altamente invasivi, che comprendono induzione di malattie autoimmuni, affezioni allo scheletro, al midollo osseo, terapie neonatali, anemia aplastica, etc… tutti eseguiti su animali vivi.

Sul sito sono presenti, inoltre, dichiarazioni molto fuorvianti, come l’affermazione secondo cui “si stima che i modelli animali abbiano mediamente una predittività del 70%”: un dato scientificamente scorretto, considerato che è ormai riconosciuto che l’uso di animali nei test produca un indice di predittività non superiore al 5%. Il 95% delle nuove molecole che passano ai test clinici (test su umani), infatti, fallisce, come sottolinea la stessa FDA nel report “CHALLENGE AND OPPORTUNITY ON THE CRITICAL PATH TO NEW MEDICAL PRODUCTS”.

Infine, leggendo i criteri di valutazione dei progetti di ricerca, non c’è nessun incentivo verso modelli non animali e sono assenti restrizioni o linee guida dirette a limitare il dolore inflitto alle cavie: nessun impegno concreto, quindi, a ridurre il numero di animali nei test, o a limitarne la sofferenza. Dato confermato dal loro stesso bilancio in cui la ricerca su animali è aumentata dal 20% al 32%.

Non abbiamo, quindi, dubbi rispetto al "disenteresse" all'eticità nelle ricerche effettuate grazie ai fondi di Telethon, per quanto riguarda i test su animali, "disinteresse" confermato, peraltro, dall’assenza di smentite da parte di Telethon in relazione alle terrificanti immagini di cani mentre hanno difficoltà a respirare e anche solo a stare in piedi, oggetto di un’investigazione della Peta (People for the Ethical Treatment of Animals).