Test sui macachi, ancora attacchi dalla stampa: replichiamo a La Repubblica

In riferimento all'articolo apparso il 28 agosto sul quotidiano La Repubblica, dal titolo "Test sui macachi, la lista di proscrizione diffusa dal Ministero", abbiamo scritto al quotidiano rettificando i contenuti di quanto pubblicato. Una sintesi della rettifica è stata inviata a La Repubblica anche dalla dott.ssa Kuan (responsabile LAV ricerca senza animali) ed è stata pubblicata oggi dal quotidiano.

 

 

Di seguito il testo integrale della nostra replica

 

Gentile Direttore, gentile Redazione,

sulla vostra edizione del 28 agosto il giornalista Jacopo Ricca scrive dei fatti riguardanti la vicenda dei sei macachi che l'Università di Torino, in concorso con quella di Parma, si appresta ad accecare e poi uccidere nell'ambito di una ricerca su una specifica patologia della vista - il blindsight - guidata da professor Marco Tamietto. Quest'ultimo ha denunciato negli scorsi giorni di essere stato oggetto di gravi minacce, che includerebbero la ricezione di una missiva con un proiettile.

Ricca propone, in sintesi, questa ricostruzione: la ministra Grillo ha fornito tutti i nomi dei ricercatori coinvolti alla LAV; Tamietto ha ricevuto minacce; la lista ricevuta dalla LAV pertanto espone a minacce (qui il sillogismo si fa fallace) e diventa una "lista di proscrizione". Essendo questo il ragionamento, di fatto si accusa la LAV di diffondere incautamente informazioni sensibili sui ricercatori attivi nel protocollo contestato (quindi di aver messo qualcuno in condizione di muovere quelle minacce). Così non fosse, stando sempre alla logica… le minacce a Tamietto, escludendo il ministero, dovrebbero venire direttamente dalla LAV?

Jacopo Ricca (che da suo profilo Linkedin risulta essere anche collaboratore dell'Università di Torino: così fosse - complimenti! - ci troveremmo di fronte a un caso di "terzietà" giornalistica da manuale) avrebbe potuto usare più cautela; e avrebbe ovviamente potuto consultarci, prima di scrivere di noi suggerendo o evocando responsabilità gravissime, che ovviamente respingiamo. Ma non abbiamo mai avuto il piacere di una sua telefonata. Allora, ci permetta, alcuni minimi elementi di verità. 

Il nome del professore responsabile dell'esperimento, Marco Tamietto, è noto da ben prima che LAV acquisisse gli atti relativi alla sperimentazione, tanto che la campagna contro tale progetto è stata lanciata, lamentando la non trasparenza della ricerca, mesi prima della recezione del protocollo. Lo ricorda anche Ricca. Lo stesso professor Tamietto ha pubblicato più volte online, negli anni, informazioni sulle sue attività di ricerca, che prevedono pratiche di vivisezione quali quelle che contestiamo. Ergo: le minacce che riceve oggi (e che ci auguriamo non debba ricevere mai più) avrebbero potuto essergli recapitate anche - per ipotesi - un anno fa. Morale: la LAV - al contrario di quanto si sostiene nell'articolo - non è la sola depositaria, insieme a ministero e università, di quelle informazioni. Che, a loro volta, tutto sono fuorché una lista di proscrizione, a meno di non considerarle certamente in possesso di fanatici violenti, quali non siamo. Nessuna fuga di notizie, dunque. LAV non ha violato la privacy e non ha diffuso dati sensibili. LAV ha ottenuto i documenti relativi al progetto di ricerca con una legittima richiesta di accesso agli atti ai sensi della Legge n. 241 del 1990, in quanto soggetto portatore di interessi pubblici e diffusi. Tali atti da LAV sono in uso da parte dell’Associazione esclusivamente per aspetti di studio tecnico-legale, in relazione alle finalità statutarie dell’associazione. Tali dati ci permetteranno di presentare a breve una richiesta di revoca dell’autorizzazione all’esperimento. Nel mentre, abbiamo chiesto al prof. Tamietto un confronto pubblico per discutere del progetto: cosa risponderà? Noi continueremo a contestare il merito della ricerca e a contestare l’autorizzazione al progetto.  

Se Ricca ci avesse chiamato, inoltre, avrebbe saputo anche che non abbiamo mai avuto il piacere di incontrare la ministra Grillo e che più di 360.000 persone ci sostengono attraverso la petizione #civediamoliberi

Alla base dell'animalismo e dell'antispecismo c'è un convicimento profondo che rimanda alla non violenza, caro direttore. Nell'ufficio della LAV - dove sarebbe per noi un piacere accogliere Ricca e dove invitiamo volentieri anche lei - campeggia una scritta: "La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali". E' una frase di Gandhi.

Per noi chi pratica o evoca la violenza non è un animalista. Speriamo di cuore che nessuno più minacci il professor Tamietto. Parimenti, speriamo di poter salvare sei innocenti macachi da un esperimento inutile, non innovativo e crudele. Rassicuriamo chiunque sia coinvolto nella ricerca in oggetto che da parte della LAV non potrà, mai e poi mai, attendersi nulla più che un invito al confronto: l'unica cosa che ci interessa e che chiediamo da mesi. Il resto sono solo illazioni che ci offendono, che offendono centinaia di migliaia di persone che chiedono con noi la liberazione dei macachi e che non rendono onore al giornalismo.

Sperando, infine, di non essere "vittime collaterali" di vicende che riguardano, ben più prosaicamente, il futuro politico della ministra Grillo e non altro, sentiamo il dovere di esercitare il nostro diritto replica, considerando che la pubblicazione della rettifica è un obbligo di legge (art.8 Legge 47/1948 sulla stampa), e sul piano deontologico il giornalista deve provvedervi autonomamente senza attendere l’impulso della parte lesa.

Cordialità,

Gianluca Felicetti
Presidente LAV